Status: Single
State: Torino
Country: IT
Signup Date: 12/5/2007
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Thursday, May 07, 2009
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Cari topolini in ascolto, rieccomi a voi...lo so vi
sono mancata in queste ultime settimane, sono stata lontano, ma vi ho sempre
portato nel mio cuore e nel doppio fondo delle mie scarpe con tacco stiletto 12
modello burlesque. Ho viaggiato molto, un lungo viaggio ai confini della notte,
radente gli argini di fiumi di porpora e oceani di seta...ho visto bambini
belli come uomini inforcare chitarre di cartone e percuotere batterie di pelle
di lino, ho ammirato giovani fanciulle che danzavano ai raggi di una luna
gravida di latte e piombo fuso...e ho pianto perchè sapevo che quando avrei
fatto ritorno alla città rettangolare con il porto senza mare, tutto questo
sarebbe terminato...come quando finisce un sogno..o quando finisce la
scuola...ed invece le rondini sibilline mi hanno profetizzato che nulla finisce
qui...che il nostro viaggio è lì per continuare...in una metamorfosi luminosa
come il tetto di stelle d'estate che sommergerà le nostre teste e i vostri
cuori...ho viaggiato...ma il mio sogno non finisce qui...
VENERDI' 17 APRILE
EL BARRIO
Strada Cuorgné 81, Torino
ore 21:00
AMERIGO VERARDI +
OGM +
CLAUSTRO
ANTIBIOTICO + KAIROS + LIGHTDAWN
E rieccomi
paracadutata nel cortile della scuola ristrutturata nel ventre della periferia
più lontana di questa contraddittoria città...stasera testa di linea sarà un
fuoriclasse della musica indipendente indipendente italiana, quell'AMERIGO
VERARDI ora insieme al valentissimo MARCO ANCONA(salentino doc, già in
Bludinvidia), che è una figura storica dell’underground italiano. La stampa
specializzata lo ha affiancato a figure del calibro di Syd Barret e Julian
Cope. Una lunga carriera cominciata con una delle band simbolo della
psichedelia italiana (Alison Run) e proseguita tra progetti solisti e varie
formazioni (Lula, Lotus). Attivo da sempre anche come produttore (Baustelle,
Virginiana Miller) Amerigo Verardi è tra gli artsisti italiani più influenti
dell’ultimo decennio. Quello che propone in sodalizio con il guitar hero marco Ancona
è particolarissimo set in bilico tra atmosfere spiccatamente psichedeliche e un
nervosismo elettrico di matrice british, melodie e testi dalla vena surreale
che da sempre hanno caratterizzato i loro percorsi artistici. Mano
nella mano, il primo brano singolo, è stato pubblicato lo scorso 25
febbraio, e stasera sono qui, sulle barricate pagelliane a dispensare perle di
storia della musica ai nostri baldi giovani.
Venghino siori,
venghino....oltre al duo salentino d'essai, il Barrio ospita come headliner
anche gli ottimi OGM, già vincitori di un pagella nell'ultimo bienno e
instradati sulle coordinate del rock/indie più contaminato e sperimentale che
la nostra città possa avere l'ardire di proporre alla tenera età dei
componenti...bravi, bravi e bravi coloro che li fecero vincere e proporli sui
palchi più consoni....
il buon imbonitor
comunale sale sul palco e presenta da par suo al solito, scalda l'ambiente e
carica le band...sapete dopo un poco ci si abitua a tutto, e magari si
incomincia a voler bene anche alle cose che inizialmente non si
comprendono...ebbene devo ricredermi sul PRESENTATOR CORTESE, in effetti ha una
faccia da culo, però ci sa fare...eccome...
e venne il tempo
dei KAIROS, giovani ciriecensi innamorati dell'hardrock classico, influenzati
dalla voglia di contaminarlo con venature heavy e ritmi serrati...citano i
Guns'n'Roses, ma anche gli AC/DC e i MAIDEN... voce convincente, buona mistura
della sezione ritmica e della parte solipsisitca di colui che è demandato dagli
dei a fare gli assoli...imberbi e quindi inclini a qualche ingenuità
compositiva, in realtà devo ammettere che mi convincono e suscitano in me
vibrazioni positive...partendo inoltre dal presupposto che coloro che citano la
mitologia greca per darsi un nome, in epoca di nomi propri declinati al plurale
o di altisonanti dichiarazioni di intenti guerrafondaie o sdolcinate frangette
a gogò, mi sciolgono come neve al sole e vado in sollucchero e tributo loro un
piccolo peana con la clausola, che rimanendo fedeli all'etimologia di Kairos,
sappiano cogliere l'attimo propizio in un futuro che predico loro
luminoso...it's only rock'n'roll but I like it...
e che dire dei
CLAUSTRO ANTIBIOTICO, bello il nome di questo progetto estremamente convincente
nella forma e nei contenuti...cantano in italiano e questa è cosa buona e
giusta, ma è la loro miscela musicale che spiazza ed esalta al contempo, fate
conto di ascoltare un gruppo britpowerpop a tutti gli effetti, diciamo una roba
che ricorda i Block Party, tanto per non scontentare nessuno, e quando stiamo
per essere convinti che questi ascoltano soltanto indierock da copertina
patinata, ti spruzzano lì delle robe che ricordano ad alcuni il grunge pù
psichedelico e seattleiano che si ricordi, ma quando poi raddoppiano con i
chitarroni allora ti rendi conto che anche la buona vecchia scuola dell'hard
rock ha attecchito su queste latitudini.... che dire, figlioli miei, una delle
migliori espressioni musicali di questa edizione sicuramente, non so se andrete
in finale quest'anno ma nel qualcaso non demordete e tirate avanti così, la
strada è quella buona, voi ci sapete fare e le vostre idee sprizzano
originalità da tutti i pori...bravi, bravi e ancora bravi...
infine è la volta
dei LIGHTDAWN, che hanno un sense of humor posticcio che a me fa molto ridere
ed un cantante che sembra uscito da una puntata dei Simpson...non di primissimo
pelo, perlomeno come genesi dell'idea di band, 2005 pare, sono di Settimo e
viaggiano sulle coordinate del punk da charts che dai Green Day in avanti ha
nobilitato il uantciutrì in rotazione massimale da network mtviana...non
sono malaccio, anzi, hanno valide intuizioni e grande energia dal
vivo...secondo me bilanciando meglio talune ingenuità e sbavature, ricercando
una sintesi meno trita, come dire una terza via rivoluzionaria al punk
mainstream, qualche cosa di sensato nel nostro panorama cittadino potrebbero
anche dirlo...forza ragazzi che le luci dell'alba sono ancora lì da
cavalcare....
abbandono il
Barrio in una notte plumbea, ovviamente il venerdi 17 doveva manifestare la sua
nefasta presenza, eppure gli dei del rock stasera sono stati benevoli con
noi...i gruppi sono stati tutti validi, con qualche incoraggiante sopresa..e
l'esibizione di Amerigo riconcilia con l'amore per questa musa che tutti noi
tenta e che io adoro....
VENERDI'
24 APRILE
CENTRODENTRO
- CIRCOSCRIZIONE
2
C.so Siracusa 225, Torino
TOE!
+
SISTEMA LIBERO + NARCAN + BLACK HORN + I KRONOS
su questo
luogo e su quello che qui si crea ho detto di tutto e di più e siccome non amo
ripetermi andiamo al sodo...
gli headliners
sono dei folli: I TOE!, sono un gruppo che il rock te lo servono su un piatto
d'argento, e ne sono enciclopedica
espressione: hard rock, seventies, garage, attitudine punk'n'surf, capelloni e
stilosi, molto ma molto shoegaze...
fuori come dei
cammelli! http://www.myspace.com/toepuntoesclamativo ascoltare per credere...
anch'essi dal
meglio degli inferi di questa città sotterranea...
abbiamo poi
un'antica conoscenza di pagella questa sera, ovvero i SISTEMA LIBERO, finalisti
della scorsa edizione, addirittura fregiati dal premio della consulta come
miglior band in competizione 2008...fecero sciogliere in brodo di giuggiole Mr
Lie, mio valente predecessor, al quale devo la vita e el corazon, però forse
per una costipazione del rubicondo frontman, o forse per una complessiva
sopravvalutazione delle esibizioni dell'anno scorso, non mi hanno esaltato del
tutto...ho trovato il loro un happy punk, come lo definisce il presentator
incravattato, un poco troppo imbolsito e poco incendiario come invece me li
ricordavo...rimangono sempre una buona band che non può che migliorare sempre
più, lo confermano con la cover dei The Jets che restituisce loro quella verve
che sicuramente li ha fatti apprezzare lo scorso anno, ma che questa sera è
venuta meno...ripeto probabile che l'afonia del cantante abbia penalizzato la
loro esibizione, ma da loro ci si aspetta di più..erano in Champion's League
adesso arrancano fra l'Intertoto e la Uefa...
è la volta poi dei
NARCAN, che ispirandosi al funkyrock che tanto imperversò negli anni 90, con me
trovano una che oltre ai RHCP, i Livin'Color, gli Urban Dance Squad, gli FFF e
poco altro non ha mai amato troppo il genere...e visto che i miei riferimenti
sono quelli appena citati, il loro tentativo di funkyrock trasversale mi
risulta imbolsito e poco digeribile...hanno qualche buona intuizione, cantano
in italiano qualcosa che sfiora anche delle corde di ironia non banale..però
zoppicano molto nella tecnica di base, questo è genere che per suonarlo bene ci
vogliono, scusate il francesismo che stona sulle labbra di una pulzella come
me, i controcoglioni...e voi per ora non li avete ancora... ma qua e là alcune
cose valide si scorgono, vi esorto quindi a non mollare e magari valorizzare la
ricerca di un modernariato del funkrock, che c'è in giro nel mondo, e di
ottimizzare i testi che celano comunque un senso critico e una curiosità che
apprezzo molto, dai ragazzi...
i BLACK HORN si
offorno sull'altare sacrificale del trash metal più ignorante e
abietto...premesso che è un genere che la sottoscritta adorava quando in
gioventù trascorreva le sue notti bagnate nel sogno di essere cinta fra le
nerborute braccia di Dave Mustaine mentre James Hatfield e Scott Ian mi
tenevano ferma...ehm scusate, mi ero distratta...comunque avete capito, amo
quel genere e proprio perchè innamorata e adpta della prima ora esigo che chi
lo suoni lo faccia con perizia e padronanza...non basta avere la passione per
il genere, bisogna saperlo suonare...e ai Black Horn ancora la tecnica di base
latita, la voce non deve solo vomitare urla e gorgheggi incomprensibili, ma
deve anche modulare e ammaestrare la raucedine...il trash è una fede e come
tale va venerata... e non è solo una questione di età...ascoltate i vostri
coscritti Manhunt per capire a cosa mi riferisco...
infine I KRONOS,
il nome si ispira al dio del tempo, colui che divorava i propri figli, dice la
mitologia ellenica classica, per evitare che si perpetuasse la specie dei suoi
figli che lo detronizzassero, poiché gli era stato predetto, come egli aveva
fatto con Urano, suo padre...
ordunque cari
Kronos, il vostro è uno dei nomi più affascinanti di questa edizione, ma
altrettanto non lo si può dire della vostra musica...leggo nelle vostre note
sul blog che volete imparare, fare esperienza e provare a suonare una sintesi
fra il pop e il rock...ecco io altro non posso fare che esortarvi a
intraprendere questa strada di umiltà e consapevolezza...siete giovani e la
musica è una delle cose più ampie ed elevate per favorire il divertimento e la
socializzazione e questo deve essere, per tutti, il vero obbiettivo della
partecipazione a pagella rock...che poi voi non mi abbiate esaltato è colpa dei
miei gusti e della mia inclinazione a voler sempre tirare fuori il meglio dal
tutto...per suonare quello che volete voi bisogna essere molto inclini alla
melodia e anche alla tecnica di base...miglioratevi e lo potete fare solo
chiudendovi in sala e uscirne per andare ad ascoltare band che suonano e
cercare di carpirne tutti i segreti...in bocca al lupo...
domani è il 25
aprile, una data che molti vorrebbero equalizzare, normalizzare, visto che non
la si può dimenticare...io vorrei ricordare che nella storia non sempre tutti
hanno torto e non tutti hanno ragione, ma forse solo in quel biennio, 1943-45,
chi decise di stare da una parte piuttosto che dall'altra, ovvero dalla parte
degli aggrediti piuttosto che degli aggressori, delle vittime piuttosto che dei
carnefici, dei patrioti piuttosto che dei traditori, fece una scelta giusta...e
sicuramente non sono quelli che si mettono posticci foulard tricolori al collo
e parlano di cose che hanno sempre negato...W LA RESISTENZA, W I
PARTIGIANI...ORA E SEMPRE!
SABATO
25 APRILE
TAURUS
Via D'Oria 20 angolo via Mazzini, Ciriè (TO)
ore 21:00 - ingresso GRATUITO
GODDASS + GREEN HEAVEN + KATAPANK + PUNK DOGS
+ NO ONE'S MEMORY
MISS MUD ERA
AMMALATA E NON PRESENTE ALLE ESIBIZIONI, PER CORRETTEZZA NON SCRIVE NULLA SU
QUESTA SERATA. MI SCUSO CON I GRUPPI PARTECIPANTI MA E' MEGLIO UNA ONESTA
OMISSIONE CHE UN DOLOSO FALSO...
VENERDI'
1 MAGGIO
PADIGLIONE
14
Parco della Certosa Reale, Collegno (TO)
ore 21:00 - ingresso GRATUITO
THE INSPECTOR + RESISTENZA OI TORINO + SEAL +
VORTIX + VICIOUS SINNERS
E'
l'ultima serata di selezione, il Padiglione accoglie come sempre e diviene il
paradigma per ringraziare e salutare tutte le location che hanno ospitato
pagella quest'anno, luoghi animati da ragazzi e responsabili meravigliosi,
luoghi in cui la musica e la socializzazione diventano ragioni di vita e luoghi
in cui noi ci sentiamo veramente a casa...
UN
GRAZIE A TUTTI QUANTI VOI...
vedo
le interviste preshow, vedo decine e decine di ragazzi che si assiepano nel
locale, sento un nodo in gola che mi fa pensare che tutto ciò è bello, che
tutto ciò è giusto che esista, che tutto ciò è uno step nell'esistenza di
questi ragazzi che rimarrà come uno dei momenti più importanti della loro
educazione sentimentale alla musica e all'arte...e sono orgogliosa di aver
contribuito affinchè tutto questo divenisse realtà...
iniziano
i VICIOUS SINNERS, che si vede ad occhio nudo adorano l'hard rock più
tradizionale e revanscista, quello che dei G'N'R ha fatto dei beniamini
inarrivabili, quelli che hanno consumato Appetite for Destruction, quelli che
già i Poison erano troppo ricchioni, quelli che hanno un chitarrista
ECCEZIONALE, ma VERAMENTE ECCEZZIUNALO, e purtroppo una band non ancora
all'altezza...ascoltate una cretina, cari peccatori viziosi, tu bassista smetti
di cantare e dedicati solo alle quattrocorde e trova una sinergia convincente
con il batterista, assoldate un cantante vero, di quelli che tengono il palco e
sanno estendersi sulle ottave tanto care ad Axl e a Steven e mettete davanti a
tutti quel DIO DI CHITARRISTA che vi trovate fra le mani, e allora si che
romperete il culo a tutti...è come avere DIEGO ARMANDO MARADONA in squadra e farlo giocare nel Lumezzane, uno spreco
per lui e per voi...ascoltatemi, non ve ne pentirete...
stasera
è una serata dedicata all'estremismo metallico, si era già capito dai
lungocriniti che circolano in sala e dalle fanciulline darkeggianti che si
accompagnano ad essi...tutti i gruppi presenti riescono ad innescare furibondi
pogos e walls of death e questo è grande merito di ciascuno di loro ed io mi
diverto a vederli dimenarsi così, così come si diverte il presentator cortese a
giocare con questi ragazzi convinti della fede metallica che professano, li
blandisce e li esalta sul vivo, citando miti come Chuck dei Death e tutta la
scena dalla Bay Area a Tampa fino agli Obituary e alla scena scandinava...ne sa
quel papavero, ne sa...così come questi ragazzini alcuni dei quali spaccano i
timpani, ma declinano la materia del death in maniera tecnicamente esaltante...
è
il caso dei SEAL, che giudico
semplicemente ECCELLENTI...vi posso solo dire che se i DEATH si riformassero
sceglierebbero per metempsicosi di reincarnarsi in loro...può bastarvi come
complimento? Non ho null'altro da aggiungere, potrei sciorinare nomi e
riferimenti, potrei citarvi tutto quello che di positivo c'è in un genere che o
lo si ama o lo si odia...voi lo suonate in maniera esemplare ed io vi rendo
tributo...voglio vedervi sul palco al MONSTER OF ROCK DEL 2012!!!
Anche
i VORTIX masticano bene la materia trash, la contaminano con qualcosa di più
moderno e magari meno ipertecnico, mi fanno sciogliere i polsi con una versione
tecnicamente perfetta di Welcome Home (Sanitarium) dei Metallica e si sbattono
come dei dannati per immolare fans sulla pira del pogo...meno bravi dei SEAL,
ma convincenti...altrettanto non lo sono invece i ROITO, ex Resistenza Oi
Torino, che decidono fortunatamente di abbandonare lo skacore, omettendo la
radice in levare e spaziando verso i territori del punkhc...buoni i propositi
non ancora eccellenti i risultati...l'hc è materia che frequento bene da decine
di anni, e non solo quello cinematografico, ovviamente ;-) e quindi vi dico,
chiudetevi in cantina, provate, provate, provate e canalizzate la vostra rabbia
generazionale sopra chitarre, batteria e microfoni...gl'ideali sono buoni ora
cercate di assimilarvi anche la materia musicale...PROSIT!
alla
prossima topolini e topoline...
PAGELLA
NON FINISCE QUI...innazitutto vi aspettiamo alla finalissima del 22 maggio a
Spazio211 e poi vi anticipaimo delle sorpresine che allieteranno le nostre sere
d'estate
vi
amo scoiattolini
Vostra
innamoratissima MISS MUD
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Friday, April 17, 2009
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GIOVEDI' 9 APRILE
CPG (CENTRO DEL PROTAGONISMO GIOVANILE)
Strada delle Cacce 36, Torino
ore 21:00 -
CHRISTIAN COCCIA
+ LOSKY + MAKER + PULLI GERARDO
Una settimana triste. Una settimana dilaniata dalla terra che si apre alle 3,45 di una domenica notte qualunque ed inghiotte dentro di se centinaia di vite, migliaia di storie e sogni. Un terremoto che recide le ali dell'Aquila, ma non la sua forza. Immota manet, recita il gonfalone civico di quella città devastata nel ventre d'Abruzzo. Immota manet nei nostri occhi di lacrime...e nei nostri cuori tristi che vorrebbero scavare con le unghie insanguinate fin dentro le viscere di quella Casa dello Studente che si è accartocciata su se stessa con la grottesca e drammatica inerzia di un castello di carte da poker appoggiate lì per caso. Inghiottendo tanti, troppi ragazzi che magari stasera sarebbero stati volentieri qui, fra il nostro pubblico, a sorseggiare una bibita ed ascoltare sorridenti buona musica. Un simbolo, un monito, una vergogna civile di un Paese che si ricorda delle sue omissioni solo dopo...come coccodrilli di carta bollata e mazzette di piombo piangiamo all'indomani...ci stringiamo solidali e aspettiamo il corteo delle autorità, la retorica della fratellanza nazionale e le promesse di immediata ricostruzione e del “non vi abbandoneremo”...Immota Manet!....
Nel CPG stasera molte persone note, presenze che si ripetono, cordate ed amicizie che diventano collaborazioni artistiche...una scena che cresce non solo numericamente, ma anche e sopratutto qualitativamente questa di Pagella...confortante, emozionante, gratificante...
a squarciare gli indugi è un giovanotto che imbraccia una chitarra acustica, si abbarbica sulla cima di uno sgabello gaberiano e dichiarando candidamente la forza delle sue canzoni e delle parole che scrive e mette in musica ci regala venti minuti di coraggio, buona musica, melodie interessanti e testi apparentemente “normali”, in realtà elaborati e consapevoli dell'esigenza della intellegibilità istantanea del messaggio...bravo il nostro giovane GERARDO PULLI. Il suo è un cantautorato che si ispira palesemente alla scuola italiana in toto, da quella epica degli anni settanta, a quella più contemporanea e talvolta snobbata dai critichini alla ricerca del nuovo Bob Dylan, o per i più intellettualoidi il futuro Devendra Banhart o del nuovo Tenco per gli orfani di una scuola ligure-piemontese che ha segnato un'intera generazione di artisti, figlia di un'Italia che forse del gravoso fardello del concettualismo in musica talvolta ne fa volentieri a meno. Scevra di barocchi intellettualismi è la musica di Pulli, altresì incline alla pulizia del lessico, dei suoni peraltro arrangiati con meticolosa perizia sulla seicorde acustica e dell'immagine semplice ma non semplicistica che il nostro da di se e della sua arte. Una piacevole scoperta, interessante, capace di conciliare una voce limpida e ben impostata, talvolta inerpicata su ottave di estensione che mi ricordano il giovanissimo outsider italo-britannico Paolo Nutini, altre volte ad ingrossarsi di ruvidità romantiche contingue al Cocciante meno stucchevole. Interessanti squarci di quotidianità postadolescenziale, che sebbene semplici nella ricerca lirica non si appiattisce sugli indigesti stereotipi che una cosiddetta letteratura mocciana e l'altrettanto spregevole produzione cinematografica fatta di amori sopra il cielo e citazioni baglioniane d'annata ci somministrano ai botteghini e nelle classifiche. Ottima prova, valorizzata ulteriormente dal dover rompere il ghiaccio di fronte ad un pubblico chiaramente incline a sonorità più ruvide e elettrificate Come un Tenco meno ispirato, un Grignani meno strafatto, così un Pulli da seguire con attenzione
l'esibizione che segue mi fa comprendere il perchè di una presenza ormai consueta per i pagelliani, ovvero i due Madback headliners la scorsa settimana all'Artintown, ottimi concorrenti della scorsa edizione e avviati a sicura e valida carriera nell'universo dell'hip hop nostrano se manterranno fede alle promesse e all'umiltà fino ad ora espressa....salgono sul palco i giovanissimi MAKER, anch'essi duo hip hop, propugnatori di uno stile convincente e molto personale, sicuramente influenzato dalla scuola classica e dalle interferenze epidermiche che volenti o nolenti planano sulla creatività dei nostri giovani heroes...lui, l'MC è un giovanotto di 15 anni, gigantesco e capace di sfoderare una personalità assai matura e consapevole...gestisce il palco come una pop star navigata, esorta il pubblico alla danza e all'accompagnamento ritmato delle rime e degli slogan, introduce ogni song con la necessaria enfasi e strumentalizza positivamente il suo dj...fino alla sorpresissima di far salire sul palco i due conterranei Madback...vengono infatti i Maker dalla profondissima VAL di SUSA...per un featuring che denota una soverchiante maturità sia dei Madback che dei nostri giovanissimi rapper...prova altamente positiva, ricca di verve, stile e personalità, per quanto l'hip hop sia genere che non lascia molto libero sfogo alla composizione autoctona, eppure lo stile definisce proprio questo confine, ovvero l'essere personali all'interno di un solco ben definito...stile&personalità YO! Respect....
e qui vennero le dolenti note, come suggeriva il Poeta nel vortice del suo errabondo deambulare...i/le LOSKY, sodalizio eterosex animato da buoni propositi ma da disastrosi esiti...ricompaiono fuori concorso per la seconda volta in due anni...postulano riguardo le sfortunate coincidenze con service a loro dire dilettanteschi nelle precedenti esibizioni che ne hanno, sempre a loro dire, esponenzialmente inficiato la resa complessiva della loro arte...dato per scontato che in generale la professionalità complessiva dei services che collaborano mirabilmente con Pagellarock è molto elevata e va anzi rivolto loro un plauso per le condizioni di tempo e di variazione palco cui sono sottoposti, qui quello che non va siete proprio voi...vi vidi e vi udìì l'anno scorso presso il Centrodentro nella vostra precedente esibizione e, nell'insieme di un concerto ricco di indecisioni e strafalcioni, non di certo deducibili al service, ma a vostre carenze, avevo comunque apprezzato lo sbarazzino atteggiamento nel porsi al pubblico senza eccessive pretese di miracol mostrare e quindi risultaste nonostante tutto simpatici/che...questa volta ad una evidente regressione tecnica e complessiva va aggiunta anche una non celata boria che gioca completamente a vostro sfavore...questo per quanto riguarda la censura ad un atteggiamento comportamentale...per quanto riguarda invece il giudizio prettamente tecnico e artistico credo che i vostri limiti maggiori si evidenzino dal punto di vista compositivo ma anche sopratutto in evidenti carenze didattiche: aritmici, scoordinati negli equilibri e nelle partiture strumentali, assolutamente fuori dalle righe negli intrecci vocali fra le simpatiche e carine signorine ed il resto dei backvocals...proponete un rock che non ha alcuna logica esistenziale...sgrammaticato fin dai rudimenti più elementari di quel verbo che definisce l'atto di suonare uno strumento e uno strumento in complicità con altri strumenti e voci...in poche parole: lasciate perdere la musica, perlomeno a livello professionale come, da vostre dichiarazioni, avete la velleità di intraprendere...per me siete a-musicali...ma questo non significa che siete dei cattivi/e ragazzi/e, tutt'altro siete molto simpatici, svegli, vivaci e ricchi di talenti che però non sono musicali...non è una colpa la vostra, ma è un dovere etico e professionale il mio segnalarlo...
a domani topolini e topolini in ascolto, non prima di avervi raccomandato l'ascolto degli headliners di questa serata: CHRISTIAN COCCIA&HIS ROCKBAND, un musicista completo. L'ex enfant prodige della scena chitarristica torinese e nazionale si propone con un proprio lavoro originale e dirompente: esordisce poco meno che ventenne alla seicorde dei rocker occitani LOU DALFIN e degli streetcombat rock fighters FRATELLI DI SOLEDAD, incidendo dischi e partecipando ai tour di queste due storiche band alternative, decide di mettersi in proprio formando un power trio esecutore di una formula energica e convincente, oltre che ipertecnica, di rock tradizionalista ma moderno e attuale, bilanciato e di dirompente impatto. C'è tutto qui dentro, dal meglio della scuola americana degli epigoni dell'hard blues alla inequivocabile lezione britannica, ponte di mezzo fra la melodia beatlesiana e gli ardimenti zeppeliani prossimi alle esplosioni ormanali dell'heavy...il tutto personalizzato attraverso una chiave interpretativa in salsa mediterranea e segnatamente italiana nel solco tracciato dalla PFM ad oggi (vedi Afterhours degli esordi)...la vera bestemmia è che tali fuoriclasse del rock nazionale siano tutt'ora senza contratto...accorrete, gente, accorrete...www.myspace.com/christiancoccia
ciauuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!!
VENERDI' 10 APRILE
CENTRODENTRO - CIRCOSCRIZIONE 2
C.so Siracusa 225, Torino
ore 21:00
PETROL
RAGIN KIZ + REALTA’ NON ORDINARIA + SOPHI’
+ SPECIALE MAKIN'OF PAGELLA TALKS LIVE SHOW
Che serata ragazzi! al culmine di una giornata che ha visto
la realizzazione della seconda puntata del format tv on streaming Pagella Talks Live Show. La prima era stata realizzata in quel del CPG col contributo della troupe ivi residente, quella di oggi è stata altresì realizzata dal Gruppo Video del Centrodentro, formato da quattro splendide fanciulle ed un paio di omaccioni intraprendenti ed altamente professionali. Pubblico in sala, coordinamento da far impallidire le produzioni tv generaliste, luci intense, collegamenti audio e video, esibizioni live, interviste a band quali Alcor, Hangin'Three e l'esclusiva con i PETROL, riprese a 360° che documentano minuto per minuto l'evolversi di una giornata memorabile, paradigmatica di tutto quello che quotidianamete avviene qui dentro, anche senza riflettori e telecamere accesi...una puntata incredibile, che potrete vedere, a quanto mi comunicano i responsabili del progetto comunicazione, entro la fine di aprile sul web..stay tune...
calano le ombre della notte, sotto un cielo sempre più plumbeo e mentre il posto in Corso Siracusa 225 si riempie come accerchiato da
frenetiche formiche di giovani e meno giovani malati del rock di buona fattura...e stasera tutti i palati saranno soddisfatti...
aprono le danze i situazionisti REALTA' NON ORDINARIA che devono l'ispirazione del proprio nome allo scrittore sciamanico Carlos Castaneda e ai suoi viaggi lisergici alle soglie della percezione.assoluta...citazioni dotte e avantpunk teatrale...esibiscono un silente tersicoreo che maneggiando un televisore privo di immagini ma sopraffatto dalle frequenze medie del silenzio delle coscienze mi riporta alla mente il ruolo simbolista che svolgeva il buon vecchio Fatur ai tempi del Socialismo e barbarie, ovvero quando i CCCP erano vera avanguardia paranoica e Giovanni SBLINDO Ferretti non si era bevuto il cervello in conversioni tardive e alquanto bigotte...c'è il punk di Germs, D.O.A, Dead Kennedies, Kina, Infected, Panico.... fra le loro corde e probabilmente alcune di queste band manco le conoscono per ovvi motivi anagrafici...
Realtà non Ordinaria è un invito ad usare il computer e la tecnologia forse, a cui non serve connettersi, una macchina che se ben nutrita ci permette, senza intermediari, di raggiungere lidi mai toccati, dimensioni inesplorate, essere eroi di ogni avventura, di astrarre oltre il limite. Questa macchina si chiama "Cervello". La cosa che ci colpisce maggiormente è l'uso di un intermediario per esercitare l' immaginazione. Non dobbiamo avere paura della futura dittatura dei computers, ma della mente del dittatore che li comanderà. Mi piacciono molto questi RNO, hanno pathos, intelligenza, coraggio, cultura e attitudine realmente punk...postpunk...protopunk...boh, fatto stà che sono capaci di giri di basso e accelerazioni turbinose, il bassista infatti evoca l'immagine di un Kurt Kobain molto compassato, la coralità delle voci (forse unica pecca quella un poco dissonante del chitarrista che però colma con buona propensione alla prununcia scandita e alla versatilità dei contenuti) risulta sincronica ed interessante se mescolata ll'alcool...ops..a quella del batterista cantante...citano da Woody Allen a Guy De Bord, esaltano il lato più increscioso dell'essere punk today...la ricerca della verità e l'allontanamento dai clichè e dalle gabbie a cui le rotazioni e le bacheche radiofoniche confinano il grido di dolore...i cartelli sulle spalle che riportano le strofe dei brani riporta alla mente il Dylan contestatore...mettono buon umore anche se fanno pensare...forse come un peyote che il buon vecchio Castaneda ingurgitava insieme al suo sciamano di fiducia Don Juan...perseverate nel lato oscuro e anarchico del vostro essere e Miss Mud vi amerà per sempre...bravi, bravissimi, tecnicamente rivedibili e talvolta irritanti ed urticanti come ogni buon punk DEVE ESSERE alla prossima piccoli amici di rivolta....
arrivano poi i RAGIN KIZ che professano essere alfieri del cosiddetto street pop, ovvero di un connubio sintetico di pop, punk, hip hop e attitudine da strada...effettivamente i ragazzi hanno stile sia estetico che attitudinale, un poco meno nel primo pezzo che fa storcere il naso alle fanciulle presenti, ma che viene esaltato dai maschietti...due voci che si intersecano nel melodico e nel rap, intonato il cantanto più nerboruto e tatuato, buono il rap del suo compare, la band suona con discreta tecnica complessiva, esaltandosi comunque nella gestione autoritaria del palco...in definitiva rievocano un certo numetal da charts, Linkin' Park, P.O.D. e affini per intenderci, però devo ammettere con un'ottima propensione allo spettacolo, l'essere educati e propositivi gioca a loro vantaggio...in definitiva una valida esibizione per una valido gruppo in un genere che nulla aggiunge e nulla toglie ai miei sogni, ma tant'è e allora bene i Ragin Kiz, secondo me meritano una parola buona per come suonano, una meno buona, giudizio strettamente personale, per quello che suonano, comunque bravi...
giungono poi i SOPHI' che devono il loro moniker ad una arzigogolato calembour linguistico che mette insieme la fonetica di un nome femminile, la radice etimologica greca della conoscenza e il phi greco come simbolo matematico dell'infinito...sticazzi! Disse Donna Gertrude...comunque essi, che sfoggiano un frontaman di nome Elfo!!!! producono un buon rock di maniera, suonato con chiara padronanza tecnica e debitore in tutto e per tutto al rock italiano degli anni 80, dai Litfiba ai Negrita, passando per Timoria periodo Renga “Viaggio senza tempo” ai dimenticati Ritmo Tribale...intonatissimo e con una voce dalla grana cristallina il nostro Elfo guida questo ensamble di non più giovanissimi musicisti fuori concorso. Con carisma e ottima resa musicale...ovvio che questo non sia più un genere in grado di esaltare le gonadi di Donna Mud, ma è altresì vero che codesta signora è in grado di riconoscere la buona musica da quella cattiva, di tracciare un confine fra i ciarlatani boriosi, i bravi e umili musicisti e i fuoriclasse sopraffini...e i Sophì sono sicuramente una buona rock band, dotata di tutte le caratteristiche fisiologiche per poter e dover continuare a suonare, nulla creano e nulla distruggono, ma forse qualcosa trasformano....bene
poi si verifca l'avvento dei PETROL ...qualcosa di eccezionale ed eccellente...signore e signori che fremito sulla schiena del cuore vedere sul palco del Centrodentro uno spicchio fondamentalista della storia della musica alternativa e antagonista italiana nelle sagome di Dan Solo (ex bassista dei Marlene Kuntz fra gli altri), di Franz Goria (uno dei più grandi songwriter italiani, ex vocalist e frontman dei mirabolanti FLUXUS, il miglior progetto postpunk/noise italiano di sempre) e Valerio Alessio (calvocrinito e poderoso drummer dal nebuloso passato metallico)!!!
presentano il loro EP autoprodotto-dopo aver esordito due anni or sono su Casasonica- L'amore è un cane, che potrete trovare su petrolmusic.it in download fino a fine aprile e poi ordinarne copie limitate e autografate a partire da maggio...ma non è questo che mi preme fare, cioè il banditore di cd...quello che vorrei dire è riuscire ad esprimere l'emozione che la loro musica evoca in me...il perfetto sillogismo fra la saturazione totale dell'universo-mondo, cosparso di viscoso petrolio nero come il sangue e denso come il nostro sudore sull'asfalto dell'anima...le parole che si innestano nei solchi del dolore degli occhi che vedono e non riescono ad urlare...intensi...melodici come dannati stornellatori moderni, raccontano la verità più semplice nella maniera più elaborata dai suoni e dalla metronomica perfezione di una materia musicale, la loro ,che fonde poesia e violenza dei suoni, come petali di rose racchiusi in una custodia di un kalashnikov...credo senza timore di essere smentita, quanto di meglio oggi l'Italia che non si piega alle logiche del consumo, dell'apparire, dello svendersi e del dare il culo in pasto agli squali, possa produrre...questo è quello che abbiamo avuto la fortuna ed il coraggio di ascoltare in questo venerdi di pasqua nera...questo è quello che tutti i nostri figli dovrebbero andare a sentire quando pensano di dover prendere in mano una chitarra e iniziare a suonare...quel fuoco che leggevo negli occhi di ciascun memebro di questo power trio in grado di commuovere ed esaltare alla danza tantrica...lunga vita ai Petrol, lunga vita a chi non si arrende e continua a sentirsi vivo...perchè NOI SIAMO VIVI....
buona notte, amadi miei...buona notte...alla prossima...
anzi a presto dal momento che mi sto riservando di rispondere a breve a tuti coloro che mi scrivono sui commenti alle recensioni...STAY TUNE PER MISS MUD RISPONDE baci e baciotti topolini miei...
vostra eleganissima e blackness MISS MUD
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Monday, April 06, 2009
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VENERDI' 27 MARZO CENTRODENTRO - CIRCOSCRIZIONE 2 C.so Siracusa 225, Torino ore 21:00
SCARLETS MY HOPE SECRET + FAT-
Torino Mirafiori Sud. Un altra serata presso il Centrodentro, luogo non solo gestito ma anche, e soprattutto, vissuto degli animatori e dai coordinatori in maniera totale, quotidianamente sul territorio con attività e affiatamento encomiabili. L'accoglienza alle bands e ai collaboratori del progetto video e comunicazione mi sembra ottimo da quello che appunto sul mio block notes elettronico: pizzata offerta alle band e disponibilità per la troupe e i coordinatori di usufruire di una sala prove come set delle interviste di rito ai gruppi pre-esibizione. Ottimo, credo che sia questo quello che si richiede alla collaborazione attiva delle location, e devo ammettere che la stessa cosa si verifica un poco ovunque nelle serate di selezione: e ne siamo compiaciuti.....
Le band di stasera dipanano le loro trame stilistiche in maniera diametralmente opposta all'interno di quell'alveo eterogeneo che è ormai divenuto il concetto di punkrock. ....
Da segnalare in abbrivio di esibizioni, un esilarante siparietto dell'imbolsito e giovanile conduttore comunale, che chiama sul palco a suonare il ritardatario cantante dei Fat-one, che si avvicina al palco disorientato dal fatto che la band destinata ad accompaganrlo non fosse la sua, bensì i My Hope Secret! Povero il bravo presentatore...risolto l'equivoco...i primi ad esibirsi sono, infatti, i trendissimi policromatici e pirotecnici My Hope Secret che propongono una ovvia e derivativa versione power-pop-emo-rock degli stilemi imperanti sulle frequenze medie di MTV. My Chemical Romance, Blink e screamo variegati fra i numi tutelari della band che però è capace di disimpegnarsi con personalità e carisma. Incitano alle danze sfrenate un manipolo di seguaci ambisesso scatenatissimi, sanno come muoversi e nell'insieme non dispiacciono se rapportati alla qualità media del concorso, che è comunque quest'anno sicuramente elevata. Hanno nel frontman un sicuro ascendente sulle masse, una convinzione complessiva e una buona propensione a stare sul palco. Devono ovviamente perfezionare alcune lacune tecniche e secondo me, provare ad imprimere una lettura più originale del genere di riferimento. Sufficienti sebbene non mi esalti più di tanto questa degenerazione commerciale del 0ne-two-trhee-four!
Si segnalano altresì per una visione molto più radicale e alternative i Fat-1, che ispirandosi a sonorità marcatamente di origine seattleiane, abrasive e veloci, convincono alquanto. Indie caotico e protomelodico che rinverdisce rigurgiti di Husker du, dei seminali Nirvana di Bleach!, del punkrock di Chicago e di tutto un immaginario molto privo di fronzoli e dritto alla ricerca della forma canzone distorta e ipercinetica. Bravi anche e sopratutto nelle braccia e nei piedi di un batterista eccellente per coordinazione, tecnica e tiro. Perde addirittura una bacchetta, ma riesce a tenere il tempo con la mano sinistra sul rullante mentre recupera la scorta...l'ho visto accadere anche a dei grandissimi batteristi, e solo a loro Chiudono come headliner i torinesi SCARLETS, (http://www.myspace.com/wearescarlets) band di indie punk elettrowave. Eleganti e eterei e dissonanti come dei Joy Division che suonano con il manuale del perfetto artrocker del terzo millennio sopra l'amplificatore: fra Kaiser Chief, Interpol e Editors. Ma c'è molto di più fra i solchi del loro algido pentagramma: The Specials, Style Council, English Beat, Ultravox fino a My Bloddy Valentine e The Smiths, testi eccellenti e introspettivi, un non troppo dissimulato snobismo nella foggia e nei contenuti relazionali, ne fanno un prototipo interessante per il mercato indie internazionale
Già avviati alla carriera professionistica hanno al loro attivo SCARLETS EP (ANGLE RECORDS) e usciranno con un singolo in giugno. Ottimi e ottima la scelta di farli suonare qui stasera
A domani pargoli
SABATO 28 MARZO TAURUS
Via D'Oria 20 angolo via Mazzini, Ciriè (TO)
AT THE SOUNDAWN + CRY BABY + RAVANGER + NEGATIVES 5
Taurus significa falde del canavese, significa accoglienza elegante e calorosa, significa un bel luogo ai confini della fine della metropoli, significa una fottuta ed insistente pioggia gelida che irrora strade di città e concentriche lame di asfalto tangenziale ad aereoporti e fabbricati industriali di paese. Megamobilifici, residence e centri commerciali disseminati sul quadrante che ci anticipa le verdi frasche degli alberi che circondano il centro di Ciriè. All'interno tre band si esibiscono alla ricerca di una lettura personale pescate nel mare magnum di ispirazioni che l'hard rock può suggerire a delle giovani menti da plagiare. In effetti devo ammettere che è alquanto difficile realizzare una relazione analitica dell'esibizione di ciascuna band, ma nell'insieme posso sottolineare come i Cry Baby mi appaiono fra i più classici esecutori di un hard rock molto tradizionalista, suonato però con troppa flemma e rallentato di molto rispetto alla velocità di esecuzione necessaria, come dire con il freno tirato...come se i Deep Purple suonassero su di un tempo dub...ma in distorsione e con gli assoli...velocità e maggiore verve non guasterebbero...poi i Ravanger , che eseguono un trash e death metal molto flemmatico e poco sanguinolento...visto che citano a piene mani i Death dell'indimenticato e prematuramente trapassato Chuck Shuldiner, vorrei vedere in voi il sacro fuoco del demonio e della blasfemia, vedo e sento invece dei metallari un poco impacciati ed imbrigliati...più violenza, più nausea, più rifiuto per suonare quella roba, altrimenti datevi al blues...infine i Negative 5 che nulla aggiungono né in originalità e tantomento in eccellenze tecniche alla lineaare serata...un rock'n'roll tiepido e ancora necessitante di misura e prove...incendieranno il palco gli headliners At the Soundawn (http:/ /www.myspace.com/atthesoundawn) band italica, modenesi per l'esattezza, di metal estremo, accasati per una label tedesca e fautori di una sintesi fra i prodromi dell'hardcore, e il postmetal contemporaneo che si identifica con i bostoniani Converge su tutti e la scuola Hydrahead...magistrali ed intensi
fuori piove e il ritorno a casa sarà lungo e ricco di imprevisti
VENERDI' 3 APRILE
PADIGLIONE 14
Parco della Certosa Reale, Collegno (TO)
JADISH
AGONY WAY + SWEAR WORDS + THE FRIVOLS
Stasera non è una selezione, ma una comunità che balla e poga! Bellissimo vedere le band in lizza tutte amiche fra loro, a supportarsi e pogare alle esibizioni reciproche. Ho visto e sentito tre gran belle band, orientate sui territori che spaziano dal punk più festaiolo e easy listening dei Swear Word, capitanati da un segaligno e adrenalinico frontman, con inforcati un paio di occhiali bianchi in grado di ricordare alle donne mature ma piacenti come me, un Ruggeri esordiente nei favolosi Decibel, in un lontanissimo 1980 che a giudicare dall'età media di stasera non è nemmeno contemplato fra i ricordi più remoti. Bravi, interessanti, convolgenti, capaci di guidare il pubblico e disimpegnarsi con grande disinvoltura sia nell'esecuzione tecnica che nella gestione della piazza. Anche gli Agony Way si distinguono per una buona propensione a scatenare il pogo fra gli astanti, con eccellenti stop &go e una coesione di intenti capace di ricordare la lezione ultrametalpunk dei Motorhead e della distorsione ignorante. Molto convincenti, rumorosi, sudati e potenti. Infine i ripetenti The Frivols, che maltrattati la scorsa edizione su queste pagine dal mio sommo predecessore, hanno fatto lezione dei suggerimenti velenosi di Mr Lie e con grande umiltà li hanno messi in pratica, migliorando sensibilmente e arrivando ad essere una band di hardrock'n'roll di dignitosa caratura. Nell'insieme quindi le citazioni di stasera vanno dedicate a tutte e tre le band in lizza, capaci di resuscitare contemporaneamente Ramones, Megadeth, Green Day e Iron Maiden. Ottimi loro, ottimo il pubblico, ottimo lo staff di Padiglione 14: dove lo trovate un posto in cui quelli che vanno a suonarci per Pagella vengono rifocillati con spaghetti ai frutti di mare preparati nella cucina attigua dalla signora “Mamma di Tommy”? Squisiti...lunga vita a pagellarock...e onore alle signorine metalliche Jadish, (http://www.myspace.com/jadish) , una band di culto della scena alternative ed estremista torinese, un mix di grezzo metal e pura sensibilità femminile capace di scardinare gli argini dello scorrere mediocre di tante band di sedicenti machi...grandissime
SABATO 4 APRILE ARTINTOWN
Via Berthollet 25, Torino MADBACK + FOXHOUND + MAMA LOVES ROCK AND THE BUSTHARDEES DO IT BETTER + TRUE GANG + MOONSET....
Ultima volta che scendiamo nel centro polifunzionale di Artintown, gioiello di collaborazionalità e voglia di fare, incastonato nel cuore della San Salvario più melting pot e multiculturale possibile. Un luogo in cui è piacevole immergersi e nel quale le serate riscuotono grande successo e partecipazione. Stasera maratona di band, addirittura quattro. Rompono il ghiaccio i kilometrici e teatralmente sguaiati Mama Loves Rock and The Busthardees do it better... che già dal nome e dagli atteggiamenti guasconi che ho intravisto durante l'intervista pre-live si segnalano per un'attutidine dissacratoria e condita da picchi di genialità involontaria. Punk nell'essenza più radicale del termine, consapevoli di essere brutti da vedersi e da sentirsi, in realtà alimentano curiosità e divertono non poco. Il chitarrista ritmico decide di abbandornare la sua fender in un paio di pezzi imbracciando una saggina da strega che abbandonerà delirando che gli si è strappata una corda...fanno abbastanza cacare ma la loro lucida follia lascia intravvedere delle songs ragionate e con oscure melodie di fondo disssonanti e originali...mi ricordano un certo punk inglese della fine degli anni 70, molto della scena italiana sul borderline fra il demenziale e l'impegnativo...ottimo secondo me l'ultimo pezzo dedicato alla GTT per incedere del riff e apertura “melodica” (che nella fattispecie è un eufemismo)...a mezzo fra i Retarded e i primi Dead Kennedies...poi sono i Moonset che ingraziositi da due fanciulle, sebbene giovanissimi si dispongono con una certa sicurezza sul palco...e punto di forza della band sono proprio loro due...la minuta cantante dotata di un piglio convinto e trascinante e di alcuni picchi in estensione vocale veramente acuti...e la chitarrista di chiara formazione metal che infarcisce di riffoni e arpeggi armonici tutti gli arrangiamenti...veleggiano su un hard rock classico con forti tinte metal addirittura epiche..arranca un poco il bassista e le composizioni risultano nel complesso abbastanza omogenee rischiando però di sembrare uguali fra loro...migliorabili e rivedibili sopratutto nell'affiatamento della sezione ritmica anche perchè il batterista mi sembra dotato di doppia velocità ed interessanti intrecci barocchi, in ogni caso positivi...
poi è la volta della vera rivelazione indie della serata e forse dell'intera edizione 2009...i FOXHOUND, che già finalisti nella scorsa edizione stasera raccolgono l'entusiasmo ed il consenso ammirato di tutti gli addetti ai lavori e del pubblico...hanno a mio parere trovato la chiave di volta musicale in grado di esaltarne definitivamente la direzione artistica...e considerando che anno solo 16 anni l'entusiasmo non può che sfociare nella meraviglia...come se avessero passato l'intero anno dalla finale scorsa in una full immersion di indie rock brit, gallese e scozzese (Franz Ferdinand, Artic Monkeys, Editors, Kaiser Chief, Interpol) assimilandone il meglio di tutto, con grande personalità e radicalizzatosi nella citazione spontanea della wave elegante e dannata degli anni 80 (Joy Division, Bahuaus, Damned, The Cure, The Smiths), che ha conosciuto la sporcizia intellettuale e snob della nowave newyorkese, da Sonic Youth a Gastr del sol...eccellenti e coraggiosi nel secondo pezzo giocato tutto su un incedere ritmico acustico tenuto solo dalle bacchette e dalla voce del batterista e immerso in eleganti intrecci di feedback e riff impazziti...ci vogliono due palle così e due palle così a riuscirci con tanta convinzione e padronanza...in quesato episodio mi hanno addirittura ricordato i Refused di Thannauser, pezzo struggente all'interno di quel capolavoro del postnoise che fu The Shape of Punk to Come (Refused, 1997/ Burning Heart)...e se scomodo i Refused chi mi conosce sa che la mia esaltazione è al massimo consentito... chiudono con un paio di canzoni epilettiche e isteriche a metà fra il discopunk e l'indie noise evoluto...ECCELLENTI! ....
Non altrettanto si può dire invece dei conclusivi True Gang, che sono molto convinti, animosi e fintanto simpatici, vengono da esperienze musicali diverse, e si vede dalle t-shirt di alcuni di loro poiché mai ho visto un sedicente repper indossare maglie degli Iron Maiden o di gruppi death estremisti...la loro concezione di hip hop purtroppo non tiene conto del ritmo e degli equilibri...una posse non è un coacervo di voci che si sovrappongono confusamente e senza alcuna idea del ritmo, bensì una macchina oliata di incastri, rime e ruoli che vanno assolutamente rispettati, voi in nome della sacrosanta foga ed irruenza che ci mettete e dovete metterci nel genere che fate, finite però per creare un fastidioso effetto di incoerenza ritmica e stilistica...i testi non sarebbero nemmeno male e la vostra attitudine, disperazione e cattiveria emerge, sopratutto nel freestyle, ma dovete assolutamente sincronizzarvi e capire che il ritmo nell'hip hop è tutto e tutto non è giustificato...alla prossima YO!....
Chiudono MADBACK (http://www.myspace.com/madback) che solo un anno fa erano duo hip hop in lizza per pagella in quel di Collegno Pad 14 e quest'anno sono headliners...oggi continuano a mixare rime e parole su basi funk r'n'b con leggera spensieratezza divertente.......
The Pagellarock dream way goes on alla prossima topolini vostra estenuata Miss MUD....
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Wednesday, March 25, 2009
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SABATO 21 MARZO ARTINTOWN
Via Berthollet 25, ore 21:00
I TRENI ALL’ALBA + LE APPARENZE + PAIN + ZARATAN + ATOMIC LIZARD....
La primavera fa il suo impetuoso ingresso nelle nostre vite, mutando in brillante soleado il profilo dei nostri giorni. Le strade illuminate da raggianti fasci di sole appaiono colorate anche se immerse nel cemento e sopraffatte dallo smog. La luna splende nelle sere di marzo come negli omonimi giardini cantati a suo tempo da Battisti e noi ci rechiamo nell’accoglienza dell’Artintown per una superserata di selezione di prima qualità. Valore aggiunto alla serata saranno gli headliners, i favolosi folk destroyer I Treni all’alba (www.itreniallalba.com) guidati dal prodigioso Sabino Pace al pianoforte coadiuvato dal dinoccolato Felice Sciscioli alla batteria e dai due virtuosi chitarristi Paolo Carlotto (chitarra acustica ed elettrica) e Daniele Pierini (chitarra acustica e classica): progetto che fonde l’esperienza decennale maturata da ciascun componente nell’area punk e rock alternative torinese (dai seminali Bellicosi alle esperienze postpunk e indie di Encore Fou, Rudimenti, Le Consuetudini, Sparkle) all’esigenza di emanciparsi dagli argini canonici della forma canzone per elaborare un discorso incline prima alla sonorizzazione di ambienti, lunghi e cortometraggi e scatole teatrali, per poi adagiarsi sulla produzione autoctona di dischi e concerti live. Un florilegio di pianoforte classico, fughe post folk e incursioni punk sono il marchio di fabbrica di un ensemble unico nel suo genere che riempie il sotterraneo sansalvariano così come ogni luogo in cui si esibiscono sciorinando cabaret d’avanguardia e musica d’essai. Lunga vita a Sabino e ai suoi seguaci…per la produzione di Tino Paratore..mica cazzi… ....
Il buon Felice sostituisce l’incartapecorito messo (lì) comunale nelle interviste pre-show alle band e il clima al solito inizia a caricarsi di aspettative ed emozioni non da poco…....
Apro una breve parentesi animata da vis polemica e dissidente:.... nei giorni scorsi Torino e Roma, in particolare, sono state attraversate da tensioni a margine delle sacrosante manifestazioni di studenti e docenti contro la improponibile riforma sulla scuola provocatoriamente dettata dalla ministra Maria Stella (sic!) Gelmini. Tali tensioni si sono maggiormente evidenziate nella contrapposizione atavica fra opposti schieramenti di giovani estremismi…faccende vecchie come il cucco, che nell’Italia degli anni 70 e 80 erano all’ordine del giorno, purtroppo molto spesso con degenerazioni sfociate in sanguinosi eventi di matrice terroristica ed eversiva…però il grottesco ministro Brunetta, quello che nelle foto d’insieme del consiglio dei ministri compete in altezza con il premier e il più delle volte viene lascito fuori dall’inquadratura, ha sommato alle sue già note sparate su fannulloni, finti malati e imboscati, generalizzando in maniera manichea un malcostume tipico dell’amministrazione pubblica italica da sempre; però quando il buon Brunetta ha definito GUERRIGLIERI i giovani contestatori auspicando per loro il trattamento adeguato da parte delle forze di polizia, ci è tornato in mente il lugubre presagio di un suo esimio predecessore, quel Francesco Kossiga burattinaio non troppo occulto, in combutta con Logge P2 e Gladi e servizi segreti vari, di una stagione politica oscura e ancora da lì ad essere del tutto rivelata. Eviti quindi il tersicoreo ministro dalla chioma fluente e dalla statura mediocre e dalle uscite pubbliche imbarazzanti, di sbizzarrirsi in scomuniche e richiami alle leggi marziali…e magari venga un poco più sovente ad ascoltare e vedere i nostri ragazzi da vicino…altro che guerriglieri
Sono proprio i PAIN trio Hip Hop ad aprire le danze. E ne sono felice, poiché non sono usuali posse in competizione e la loro presenza garantisce un valido e apprezzato diversivo all’evolversi delle serate. I Pain si presentano con un buon impatto ambientale, coinvolgono il pubblico attraverso i codici di quel linguaggio tipico del rap, idioma di strada, fatto di rime taglienti, versi che spaccano e puntano, bumchabumcha, dritto al cuore e alle gambe…i Pain su questo ci sanno fare…alternano i tre vocalist con incursioni credibili e abbastanza oliate, si rifanno alla scena classica, old school del rap tricolore, pochi fronzoli e molta sostanza (To.posse, 99 e Assalti), si lasciano ovviamente suggestionare dagli heroes da classifica (Fabrifibra et similia)…peccano secondo me solo sulle basi un poco troppo demodè e già sentite (tutto quell’r’n’b americano da charts, con vocoder sulla voce che mi ricorda Gemelli Diversi e/o Snoop Dogg, bleah!!!)…radicalizzerei l’aspetto lirico, che in alcuni frangenti, tipo nell’opening Un vita spesa in sala pesi funziona eccome…bene per il sostegno alla musica emergente più volte declamata, meno bene lo sforamento dei tempi concessi…respect vuol dire anche quello, rispettare i gruppi che vengono dopo e gli organizzatori…YO! Brotha, do the right thing!!!
È poi il momento degli (lle) Atomic Lizard tre graziosissime signorine che all’apparenza sembrano sosia di star già affermate:la chitarrista è la fotocopia della rockstar islandese Bijork all’epoca del suo esordio internazionale del 1993 Debut, ricordate la foto di copertina ? e soprattutto delle mutazioni genetiche di Homegenic del 97, la bassista ricorda la splendida rossa Melissa Auf Der Maur, già quattrocorde delle Hole di Curtney Love e degli Smashing Pumpkins prima di un ottima carriera solista e collaborazioni d’alto bordo con QOTSA, Laneghan, Twiggy Ramirez, onfine la cantante molto eterea e apparentemente distaccata dalle cose terrene si nasconde dietro un paio di occhiali da maestrina e su due trampoli che ne valorizzano la silouetthe snella e atletica tesse filiformi melodie vocali ad intrecciarsi con le ardite evoluzioni musicali della band. I maschietti dell’ensemble ne costituiscono l’impalcatura strutturale con un lungocrinito chitarrista che compone, canta e suona in maniera decisamente matura, un sassofonista incursivo e creativo e un batterista preciso e potente. La loro è una proposta altamente revanscista e coraggiosa, giocano sul confine fra il prog anni 70 e le avanguardie postjazz, si incuneano nelle matasse della psichedelica e tentano di ordinare tutto nella matematica del rock erudito e aritmetico. Che dire: bravi e coraggiosi, ovvio una scelta artistica di siffatta guisa necessita di una perizia, di una precisione e di una amalgama che non lascia nulla al caso. Citano e dedicano un’ode al mai troppo compianto Syd Barrett ricordandoci che senza di lui, loro suonerebbero menate tipo i Sonhora e i Finley ed io non posso che commuovermi: spaziano dai Traffic ai King Crimson ai Jetro Tull (soprattutto nella venatura e nel colore della voce del chitarrista), alternano impennate elettriche a pause semiacustiche e affeschi jazz…più decisa la signorina deve essere nei suoi interventi, maggior coesione d’insieme ma mi sembrano effettivamente bravi e motivati…evviva ....la Lucertola.. Elettrica..…
Zaratan : ottimi esecutori di, e qui mi spendo la definizione usata dal papavero presentatore, FOLK METAL! Pogate e zappate. In realtà i giovanotti mi appaiono un ottimo gruppo di solido hard rock/metal evoluto, integrati da una tastiera che sostituisce la funzione che nella musica occitana è assolta dalla ghironda e si propongono in effetti come una versione metal dei Lou Dalfin…voce impostata e profonda, ottime impennate power metal a metà fra i grupponi di bovari metallici dell’Arizona e del Colorado ( penso ai Down creatura di Phil Anselmo nel post Pantera, capace di intersecare il metal con il post country) e quelli scandinavi, at The Gates, Paradise Lost et similia…i testi mi pare che parlino di battaglie, di onore e coraggio...ma altrettanto mi sembrano autoironici e dissacranti…validi tecnicamente e per portamento, eccentrici e originali nella loro rilettura di un paradigma, come quello del metal, troppo spesso soggetto alla reiterazione infinita di se stesso…folk metal up your ass!
Le Apparenze : del lotto si stasera mi appaiono i più incerti…sebbene si propongano da subito come una band incline al rock melodico inficiato di pop e velleità cantautoriali…in effetti per l’intersezione fra testi e impostazione vocale mi ricordano i Nomadi…e che per me non è una bella cosa…li trovo poco originali e abbastanza sopra le righe nell’equilibrio fra musica e cantato… ma forse sarà solo a causa della mia proverbiale avversione per il famigerato rock italiano che in un recente passato ha condotto sulla via della discografia veri e propri casi da reclusione e isolamento…che vi devo dire badiamo di più ala sostanza e di meno alle …apparenze
Alla prossima miei glamourevoli adepti…mi tuffo in questa notte di primavera respirandone assenzio e polline disciolti nel vento…
Ps
È tornata la mia amica gotica, ed io mi sento meno sola…bentornata….
Your Lovable Miss Mud
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Thursday, March 19, 2009
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GIOVEDI' 12 MARZO CPG (CENTRO DEL PROTAGONISMO GIOVANILE) Strada delle Cacce 36, Torino
IL DISORDINE DELLE COSE + ARLEQUIN’S CARILLAUM + GODS' N' FOXYLADY + ROTTEN
Il 12 marzo, in anni ovviamente diversi sono nati, nell'ordine James Taylor (1949) fondatore sulle ceneri dei Prisoners del James Taylor Quartet, Steve Harris (1956) fondatore degli Iron Maiden, Graham Coxon (1969) fondatore insieme a Damon Albarn dei Blur e Pete Doherty (1979) fondatore di The Libertines, Babyshambles oltre che gossippato ex turbolento dell'anoressica cocainomane top model Kate Moss. Voi direte che c'azzecca, ebbene il caso vuole che bene o male le band che suonano stasera al CPG per Pagella abbiano qualcosa nel proprio DNA che è debitore ad un giorno così importante nella storia della musica.
Nel senso che le band pescano chi nel poprock britannico cercando di inserire brandelli di italianità come i Gods'n'Foxylady, chi affonda le proprie radici nel trashtecnometal come i Rotten che però senza i Maiden band seminale il metal non sarebbe mai diventato quello che è stato ed infine i lisergici Arlequin's Carillaum debitori alla scena prog, agli ELP e all'uso monumentale di synth e chitarre la propria retorica stilistica.
Nel numero il destino. 12 marzo. Salgono sul palco i Gods'n'Foxylady, che esibiscono niente popò di meno che una graziosissima pulzella ai tamburi...o gaudio per le mie gonadi di donna del rock, laddove gioisco nel vedere la signorina Volpe- da cui il Foxylady del nome, geniale...-ardimentarsi con rullate, charleston e timpani...ordunque i G'n'F tentano una terza via all'approccio seminale che li vide secondo me band derivativa del nuovo rock nostalgico delle'era dei “The” qualcosa: The Strokes, The Libertines, The Editors, The Killers...influenzandolo con suggestioni di matrice più intimistica e post-rock. Ora le intenzioni sono lodevolissime e devo ammettere che alcuni passaggi della loro esibizione non sono stati deprimenti, tutt'altro...la signorina tiene bene le redini della parte ritmica e nel sound complessivo emergono qua e là influenze comuni agli stessi tre componenti, ovvero scorgo una deriva wave e oscura sia nei testi che nell'attitudine...loro la chiamano indie post-rock, per me rimane spleenrock, l'epoca aurea della Tarda new wave incatenata nelle liriche, ahimè profetiche, di buonanima Ian Curtis...anyway i problemi non sono nella cifra stilistica, bensì nei rudimenti tecnici che vanno affinati e oliati...pretendiamo quindi maggior cura negli arrangiamenti, nella impostazione vocale e nell'insieme compositivo...ripassate presto e curate bene la parte compositiva...i riff funzionano bene e l'ambiente generale in cui vi immergete a me potrebbe garbare moltissimo...olio di gomito ordunque!
chi invece mi appare assolutamente consapevole della propria direzione non solo musicale bensì concettuale e intelletttuale sono questo ensamble di lungocriniti profeti del Prog momumentale e sinfonico di matrice seventies...citano i GONG come alma mater spirituale e si appellano Arlequin's Carillaum e devo assolutamente definirli eccellenti, sia sotto l'aspetto tecnico sia sotto quello della personalità. Tutti poco più che diciassettenni, sebbene rinchiusi in una armatura fisica di tutto rispetto...sono dei ragazzoni alti così...con due spallone larghe larghe...mi hanno impressionato per la consapevolezza con la quale riscrivono la liturgia del progressive che tanto sonorizzò i lisergici anni 60 e 70, provocando poi un eccesso di rigetto barocco che sfociò nel minimalismo del punk...ebbene gli A.C. sono esecutori di due lunghe suite di circa dieci minuti ciascuna nelle quali citano a piene mani riferimenti culturali e filosofici aulici, tributando ai massimi capostipiti della scena di riferimento il loro omaggio sotto forma di arzigogolate decalamazioni, sempre però bilanciate nell'esecuzione di buon gusto e ricerca...una sintesi di Mathrock ante litteram... impongono l'uso di almeno tre idiomi differenti al loro songwriting e distribuiscono tappeti tastieristici idonei a farsi ornare da incursioni di sax e intrecci chitarristici prossimi alla beatificazione della distorsione classica. Incuranti del tempo e delle mode realizzano qualcosa che è insolito registrare a queste latitudini...la sperimentazione avanguardistica che paradossalmente pesca nel passato per giustificare la propria linfa innovativa....sebbene penalizzati dal mancato funzionamento di una delle tastiere rendono appieno l'idea di ciò che vogliono narrare: figli della scena di Canterbury, quella che regalò al progressive oltre ai già citati Gong, anche Soft Machine, Khan, Arzachel e Delivery, si impicciano di ricordarmi anche King Crimson del benemerito Fripp, i Camel e Procol Harum, sebbene sottotraccia il vero album seminale del prog, oltre agli eseprimenti zappiani fu l'inderogabile Sgt Pepper's dei Beatles...onore a voi A.C. Sono semplicemente ammirata.
infine ritorniamo nsulla terra con i marcissimi Rotten il cui nome è sintomatico di uno stato fisico e mentale sull'orlo del collasso...metallari fin dentro il midollo osseo, guardano alla scena trash metal degli anni 80 e 90, quella che dalla Bay Area, San Francisco, conquistò il mondo grazie a band quali gli ovvi Metallica, ma anche Flotsam&Jetsam (da cui proveniva Jason Newsted, il rimpiazzo al basso di Cliff Burton dei Metallica, che era prematuramente scomparso nel tour di Master of Puppets nel 1986), i Megadeth, gli Exodus...i Rotten partono sicuramente da lì ma poi mi pare che si spostino verso la degenerazione più bieca del trash che fu esaltato da band quali i D.R.I. (Dirty Rotten Imbecilles appunto), S.O.D., Sepultura, Sarcofago, Exciter e via via i grandiosi Slayer, Death, Secred Reich, Dark Angel, Obytuary e le figliazioni europee e scandinave quali Kreator, Sodom, Mekong Delta, Celtic Frost, Corner, Necrodeath etc etc fautori di quel crossover che meticciava l'Hardcore, il trash e lo speed metal con testi truculenti e splatteranti, saghe medioevali e riferimenti al politico e al sociale, tant'evvero che coverizzano i Carcass e ci regalano dei siparietti di geniale ignoranza attitudinale...sebbene suonino con perizia e precisione la loro materia...bravi nel genere affrontato che io ascolto sempre con sottile commozione e nostalgica rimembranza di quando fui...
chiudono gli ottimi headliner Il Disordine delle Cose , testimonianza sublime dell'indie italiano, condivisori di fortune e palchi con il meglio della scena italiana (vedasi il loro myspace) e prodotti da quel grande musicista che è il mio amico Luigi Giancursi dei Perturbazione...
complessivamente una buona serata di rock stasera...tant'è che posso ritirarmi soddisfatta sul mio destriero metallico in attesa di una nuova notte di fatiche.
VENERDI' 13 MARZO HIROSHIMA MON AMOUR Via Bossoli 83, Torino
MR. T BONE AND THE YOUNG LIONS sala Modotti CLOSED EYES + LOST WINGS + ZHEROES....
HMA risponde sempre bene al richiamo di pagella...gremito e in linea con una serata che vedrà esibirsi sul mainstage i pirotecnici Mr T-Bone & The Young Lions
rompono il ghiaccio gli Zheroes capaci già dal nome di risultare accattivanti ed iconoclasti...eroi da zero...un calembur interessante...elargiscono venti minuti di punkskarock, tradizionalista, debitore ai Nofx, Rancid e ai gruppi italici degli anni 90, quali i primigeni Punkreas, gli Strike e i Persiana Jones...hanno una crew di hooligans al seguito che fanno un colorato e movimentato ingresso incursivo sotto il palco, animando un discreto pogo e l'insorgenza delle chiare manifestazioni di dissenso dei “pacifisti”...gli Zheros pertanto non aggiungono nulla alla tradizione, hanno un valido trombettista che andrebbe sfruttato maggiormente nelle composizioni, hanno il tiro giusto, devono affinare l'aspetto vocale e corale mentre gli arrangiamenti elementari funzionano...energia e movimento...benino...alla prossima. è la volta poi dei coloratissimi e a la page Lost Wings, con una graziosa signorina alla voce, alternata ad un gigantesco chitarrista cantante...pirotecnici basso e seconda chitarra...hanno piglio e personalità...soprattutto la signorina armata di radiomicrofono leopardato e dotata di un carisma da scafata frequentatrice dei palchi del rock...si sanno muovere bene, sanno coinvolgere una claque di adepti e seguaci, e tutto sommato propongono una classica versione di powerpop buono per tutte le occasioni...ricordano nei fraseggi vocali lui-lei gli Evidence, basso e chitarra si confondono nel pubblico grazie alle diavolerie della tecnica in wireless, ma tutte queste coreografie se servono a riscaldare l'ambiente e a dimostrarci che i Lost Wings sono potenzialmente una buona band non mascherano alcune lacunette che ovviamente ci sono...la signorina per esempio è dotata e carismatica, ma deve evitare di eccedere in tonalià elevate perchè corre il rischio di steccare e vanificare quanto di buono sa fare e dimostrare....lo so che è la tendenza prodotta dal quel troiaio di vanitosi che è Amici, ma da lì è meglio prendere il meno possibile come esempio...per il resto mi sembra invece ben impostato il chitarrista cantante, che per chi di Torino bazzica la night life è uguale identico a Titta, dj di General Electric and more, la sezione ritmica e l'insieme è buono ..lavoriamo con maggiore umiltà e questa sintesi di pop e rock che mette insieme Anvril Lavigne, Anouk, gli Evidence e le Girlschool possa avere un seguito.
infine i Closed Eyes penalizzati da essere gli ultimi ad esibirsi, dopo il tornado Lost Wings denunciano però imbarazzanti carenze tecniche e di personalità....sommano punk rock, hard rock e qualcosa di ciò che rimane del grunge...effettivamente la loro esibizione non è di quelle memorabili...li vedo molto legati e non eccessivamente dotati tecnicamente...spero che ciò dipenda dall'emozione o da qualche altro fattore endogeno...ma non riesco proprio ad appuntare nulla di positivo sul vostro conto se non che siete dei bravi e volenterosi ragazzi...magari mi sbaglio ma credo che ancora i tempi per voi non siano maturi...voce incerta, gravi imprecisioni nel coordinarsi fra strumentisti, canzoni che appaiono abbozzate e che finiscono come per caso...riprovare, riprovare. e ora via verso il sabato ciriecense.
SABATO 14 MARZO
TAURUS Via D'Oria 20 angolo via Mazzini, Ciriè (TO) CANI SCIORRI’ LAST RAIN FOR + OFF THE WAGON + TASSO BARBASSO + KLAVERISH....
e ritorno da te...siamo di nuovo al Taurus...che è luogo di caratura elevata...romanticamente adagiato sul ciglio di una provinciale che conduce ai monti, a ridosso di una vecchia fabbrica trasformata in centro polifunzionale, prospicente il muro di cinta di Villa Remmert che ha quel qualcosa di retrò che nella vetusta Ciriè mi rimembra ardori e passioni giovanili mai sopite luogo di democrazia attivata orizzontalmente...tutti mangiano insieme: le band di pagella e gli headliners, a tutti viene riservato lo stesso rispetto e la medesima disponibilità da parte della struttura, dei fonici, dei tecnici e dei responsabili del Taurus, ed è così che deve essere...lode e onore al Taurus...A BUON INTENDITOR POCHE PAROLE...
veniamo a noi...è sabato sera e il locale è imballato...le interviste di rito si sussegguono nel backstage...il clima è elettrizzante e familiare al contempo...tutto funziona come deve e infatti nonostante quattro band in scaletta si inizia in perfetto orario...
chi chiude stasera è qualcuno che ha aperto il mio cuore in passato...loro vengono da Bra, provincia Granda, si chiamano Cani Sciorrì e rappresentano la grande scuola cuneese del posthardcore italiano: Dead Elephant, Fuh, Slaiver, Io Monade Stanca alcuni dei loro sodali...sangue, sudore, disciplina, talento, coraggio, attitudine...nipoti dei Refused e del meglio della scuola eversiva bostoniana e shellacchiana, Jesus Lizard e Converge nello stesso contenitore senza dimenticare tracce alla caffeina di hard blues maleodorante di Blues Explosions e ODM...respect Cani...e forza Toro! quattro sono tanti, passiamoli in rassegna subito...
Off The Wagon : coverizzano l'hard rock in maniera positiva, iniziano con gli Aereosmith di Eat The Rich, citano i Led Zeppelin di Good Times Bad Times che non è uno dei pezzi più consueti di Page&Plant e finiscono sui Metallica di Enter Sandman...che dire suonano bene...con tiro e convinzione...fuori concorso...ottimi per feste della birra e convention di motociclisti del canavesano...qualora iniziasssero ad affrontare composizioni di propria fattura potremmo riparlarne...la tecnica c'è...
Last Rain For: fashion victims a tutti gli effetti..sono fighettini e curatini come tutti quelli che sono in rotazione su MTV: dARI, Sonhora, Finley etc etc si ispirano anche, secondo me, alla scena emo USA di My Chemical Romance e sdolcinature simili vestite da punkers...le frangette sono ok, il parterre di groupies carine idem...loro suonano con convinzione e stile...hanno anche un'ospitata in screamo di un loro consimile...ci sanno fare...io ne ho le palle piene di questi cloni dei cloni...ma loro sono bravini e credibili ed io che stasera sono buonina non ho voglia di affossarli...conferitevi maggiore personalità originale e forse il mercato mainstream potrebbe accogliervi....
Tasso Barbasso: scomodano fin dal nome le frequentazioni liceali (classiche) di ciascuno di loro....il Tasso barbasso, albero selvatico che cresceva nel giardino della Monaca monzese narrata dal Manzoni proprio in quel romanzo lì ma raccontato anche da Virgilio nelle Bucoliche...inoltre hanno un approccio colto anche con la musica che propongono...un freejazz venato di bossanova e swing, con dei talentuosi al pianoforte, al basso, alla batteria e alla chitarra...introdurrebbero volentieri un crooner, un confidenziale alla Bublè...peccato che tutto venga infranto dal vocalist che è simpaticisssimo, con una faccia paracula come pochi, ma ahimè totalmente inabile all'esercizio delle corde vocali...fortunatamente gli viene incontro la seconda voce, femminile, che limita i danni seppur non eccellendo...peccato...i Tasso Barbasso sono una splendida realtà musicale, dal punto di vista strumentale, inficiata ahimè da due voci non all'altezza...che dire ragazzi o andate a lezione di canto oppure cambiate vocalist ma non retrocedete di un passo dal percorso artistico intrapreso...bravissimi comunque....bravissimi..
Klaverish: e qui siamo di fronte ad una classica rock band influenzata dal punk, dal grunge e dall'hard rock tradizionale...suonano bene e con convinzione...non evidenziano pariticolari picchi di originalità, ma nemmeno lacune e amnesie gravi...amministrano un pubblico numeroso e accaldato da un sabato sera primaverile e riempiono bene gli spazi loro concessi...in attesa che Cani Sciorrì devastino tutto....credo che i Klaverish se saranno in grado di apporre modifiche personali agli stilemi di riferimento possano diventare una rock band di tutto rispetto...
esausta esco al chiarore di luna lassù e ripenso alla mia solitudine...di queste tre sere...un banale incidente d'auto ha messo fuori causa per qualche giorno la mia amica dall'occhio che indaga, fotografa... e riprende...ci manchi Chicca, torna presto...sta casa aspietta te...
tua Mud
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Wednesday, March 11, 2009
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GIOVEDI' 5 MARZO
EL BARRIO Strada Cuorgné 81, Torino RADIO DAYS + THE PONCHES + NOISE GATE + FAIFEM + VARTIST ARIOUS
Un altro trittico di selezioni questa settimana per pagella rock. Un weekend fiume che inizia giovedi per terminare nella notte del sabato delle donne celebrate ma troppo spesso violate. Quella che è una drammatica commemorazione è divenuta nel tempo il carnevale delle tardone che vanno a vedere gli stripers infilandogli banconote nel perizoma leopardato e appiattendosi sugli infimi fondali alla stregua dei propri maschi che lo fanno tutto l'anno...tristessa... anyway... La fugace primavera, che aveva fatto timido capolino nell'aria il fine settimana precedente, pare come annegata in una gelida messe di lacrime di cielo, da qualche giorno. Le avversità metereologiche e le viscide insidie che si nascondono dietro un asfalto di catrame nero mi spingono a optare per un più confortevole monovolume argenteo in vece del mio solito destriero bipede e cromato. Raggiungo la zona franca al finis terrae con ..la Falchera.. denominato El Barrio. Parcheggio sulle rive di una pozza nera di frammenti di ghiaccio liquido e faccio ingresso nell'austero edificio polivalente. Ho i capelli bagnati e questo a quanto pare mi rende più attraente e desiderabile a giudicare dallo sguardo allupato deglio ometti che mi accolgono nei corridoi del maniero. Sopratutto due, quel bizzarro omone con un cespuglio di capelli ricci e rossicci, che miscela suoni e dischi scaricati da internet, e quell'altro, il pseudopresentatore comunale, che sembra non abbiano mai visto una donna in vita loro...sic!!!
Comunque il clima qui al Barrio è sempre conviviale, la troupe registra le interviste mentre le band banchettano insieme nel refettorio, la sala concerti inizia ad affollarsi di compagni e parenti delle band ed io colgo l'occasione di girovagare un poco per il Barrio, raccogliere notizie sulle attività che svolgono, delle difficoltà che devono superare per potersi permettere live e laboratori...non c'è che dire un bello sbattimento...ma che ne vale la pena... puntuale come un orologio svizzero la prima band appare sul palco, il messo comunale ed un dirigente dell'assessorato ribadiscono gli intenti e le finalità di pagella, gli strumenti si accordano ed inizia la festa:
VARTIST (ARIOUS): un ensamble di tre chitarristi, basso, batteria e un cantante anglofono di lingua madre dovrebbero farci sperare in qualcosa di devastante, invece i nostri simpaticissimi amici, marchiati dalla maglietta con il nome del gruppo, esibiscono un hard rock ancora incerto, scontato e molto lineare per non dire monocorde. Mi chiedo perchè avere tre chitarre se tutte e tre suonano all'unisono? Il segreto dell'intreccio melodico, ritmico e solista, dovrebbe prodursi in riff che si intersecano fra di loro sviluppando una tensione musicale in grado di crescere o comunque di realizzare un muro sonoro congruo ad elevare la tensione e il pathos. Qui invece ci troviamo di fronte a dei volenterosi musicisti in erba che sembrano ancor un poco legati e timidi, sebbene si noti qua e là una certa volontà corale. Comprendo che le cover siano il primo step alla base dell'amalgama dei suoni ma vorrei ogni tanto non dover necessariamente sorbirmi qualche classico del blues o del rock come fossimo alle audizioni di X-factor! Ottima, ovviamente la pronuncia del singer gigione, molto lavoro c'è da fare per i giovanissimi ma simpatici Vartist. Niente è precluso, anzi bisogna incominciare da qualche parte: per cui valida secondo me l'idea delle tre chitarre ma da sviluppare su percorsi indipendenti l'una dall'altra, valorizzare la sezione ritimica e considerare la fortuna di avere un cantante che quando canta in inglese non sembra Nando Meniconi, alias Alberto Sordi in un Americano a Roma...that's ammerican way..........alla prossima, siete giovanissimi e potete solo crescere...
NOISE GATE: il cancello del rumore, nome roboante, foriero di devastanti scenari postrumoristi e avanguardisti, in realtà è una band di rock'n'roll abbastanza tradizionalista, guidati da una signorina dalla voce acuta e salmodiante. Che dire? Talvolta la sezione ritmica gestita dall'innamorato della grande mela ha perso colpi, sebbene sia riuscito a riassestare qua e là. La signorina, che è molto intonata e versatile, deve però comprendere che non bisogna esagerare ed esasperare le ottave per dimostrare di essere bravi, anzi è il contrario, gestire la materia vocale è assai difficile, soprattuto nel contesto rock dove è facile lascarsi trascinare dagli eventi. Il resto mi sembra una dignitosa band che ancora molto acerba deve lavorare parecchio sia in sala che sul palco e avere l'umiltà di prendersi rampogne in giro che però possono solo aiutare a crescere. Per il resto vi dico che il vostro sound mi ha lasciato alquanto indifferente, soprattutto perchè indolore e banalotto...it's only rock'n'roll ma non sempre mi deve piacere...curiamo di più gli arrangiamenti e l'originalità...le qualità ci sono...ma vanno allevate...
infine
FAIFEM: volti noti su queste frequenze...l'anno passato avevano smosso le corde del mio predecessore che pur riconoscendone buone inclinazioni musicali era apparso smarronato dall'ennesima esibizione di una band infatuata del pop-emo-punk di matrice festaiola...ebbene devo ammettere che il genere non fa impazzire nemmeno me...i tre Faifem sono decorati come se uscissero da una rivista di moda, pettinati in quella maniera ibrida fra le creste e lo schiaffo del soldato e la lingua di vacca, carini ed adrenalinici in realtà potrebbero apriere uno show dei dARI o dei Sohnora, mai io che voglio loro bene, gli auguro di fare molto di più e di emanciparsi, qualora ci fosse il pericolo, dai suddetti modelli di becero riferimento...ordunque i Faifem sono migliorati molto, sebbene la loro proposta musicale sia rimasta abbastanza powerpop oriented devo ammettere che se la suonano con perizia, il vocalist è credibile e intonato e la costruzione delle loro canzoni è lineare e ammiccante...a questo genere si richede che sia fresco, veloce e commerciale...loro sono freschi, melodici, colorati e convolgenti e prospetticamente commerciali...bene così...anche se non voglio più vedere emo sul palco...mi accontenterei di qualche Homo, magari sapiens...a buon intenditor...
finisco in crescendo riversa sul bancone del bar a somministrare dosi fuorilegge di chupitos di rhum per poi dileguarmi nella notte ancora impregnata di gelida pioggia marzolina...a domani...nelle lande postpsichaitriche...
VENERDI' 6 MARZO PADIGLIONE 14 Parco della Certosa Reale, Collegno (TO)
SLIDE + DUFFYPUNK + ALICE IN RIOTLAND + CROP CIRCLES + FROST AUDIENCE.
Non piove quest'oggi, ma il clima perdura nella sua rigidità scomposta e tagliente, ma decido di cavalcare di nuovo la mia giuditta a due ruote. Imbocco il corso che conduce alla Francia dal suo abbrivio e longitudinalmente lo percorro quasi tutto, imbocco poi il sentiero che costeggia il cavalcavia e mi avventuro per una serie infinita di rotatorie fino al comparire del muro perimetrale dell'ex nosocomio per matti. Entro laddove d'estate si svolge Colonia Sonora e ivi parcheggio...stasera Duffy Punk e Slide garantiscono una sicura affluenza di pubblico e una dose di coerenza e adrenalina encomiabile...sostieni sempre la tua scena locale... freddo boia qui dentro...una ghiacciaia...ma gli animi si scaldano subito...le band sono simpatiche e vedo che durante le inteviste interagiscono positivamente con il papavero messo(lì) comunale che li intervista scopro che le band sono tutte fuori concorso...ma questo negli ultimi tempi è stato un fattore positivo...infatti la prima band che sale sul palco sono i CROP CIRCLE , che si dichiarano da subito epigoni dei RED HOT CHILI PEPPERS e dei quali eseguono in maniera esemplare una sciarada di classici che pescano nei lavori più recenti come in quelli un poco più datati...cosa si può dire di una band che fa cover? O che le suona bene o che le suona male, a meno che non si prenda la briga di rivisitarle...e non è il nostro caso...quindi a parte qualche lieve incertezza nella parte ritmica...voglio dire tenere testa alle tablature di Mr Flea non è semplice, sono i Crop Circle degli ottimi esecutori materiali...comuque la vera rivelazione è il cantante...eccellente...posso garantirvi che Anthony Kiedis è una schiappa io che l'ho sentito più volte dal vivo (la prima fu nel lontano ..1992 a.. Milano), il nostro piccolo amico invece ha una intonazione ed una timbrica invidiabile, che si esplicita sopratutto in due episodi focali, l'ottima rilettura dell'intramontabile Message in a Bottle dei Police, cantata con una superba grinta ed intonazione al limite della degenerazione punk nel finale e la difficilissima e celeberrima Under The Bridge della quale Anthony Kiedis, Flea, John Frusciante, Chad Smith sarebbero orgogliosi...complimenti...però ora basta cover e mettiamoci a fare sul serio, pezzi vostri, pezzi vostri...altrimenti sarebbe sprecato un gioiello così alla voce...under the bridge downtown I gave my life away.
FROST AUDIENCE: ragazzi la rivelazione della serata! Credevo che con un nome simile, che forse andrebbe rivisto in un'ottica di collocazione discografica, per dirla alla Mara Maionchi, fossero esecutori di qualcosa che rimestasse nel metal tardo anni 8o, di derivazione scandinava, sapete quella roba tipo Celtic Frost, At The Gates etc in verità i ragazzi sono cortocriniti e molto ordinati all'aspetto...dichiarano di voler incendiare la loro audience con la musica che decantano come un mix di funky, elettro, pop e rock ed infatti..eccellenti...dimostrano una padronanza semiprofessionale degli strumenti e della materia musicale...cantano in italiano testi assolutamente convincenti...hanno una base ritmica quadrangolare dove si inseriscono la voce del cantante tastierista (si presenta con una pianola a mano che mi ricorda il buon Sandy Marton e che avrebbe fatto impallidire il Boosta!!!) e i perfetti stacchi del bassista e del chitarrista...diciamo che sono una sintesi intrigante fra l'idea di pop edificata per esempio dai Subsonica negli ultimi anni e una ricerca consapevole di quello che il funk e il poprock hanno prodotto...coinvolgono e stupiscono per la versatilità delle songs, sebbene sempre incastonate in un canovaccio elettrofunk...tecnicamente sopraffini, non usano l'accademia in maniera ridondante bensì strumentale alla forma canzone, senza eccedere in virtuosismi, li disseminano qua e là dove necessitano...ottimo anche il cantante quando suona i bonghi esaltando un aspetto tribale che in taluni momenti mi riporta alla mente i nostrani e sottovalutati Disco Drive...e detto da me è un complimento...a presto su grandi schermi mi auguro...
ALICE IN RIOTLAND: ragazzi a me siete piaciuti...sarà che amo il punk, l'ignoranza lucida e intrepida che ci ha regalato nel passato gemme quali Steve Ignorance, Swarzannagger, D.R.I., S.O.D. , Jello Biafra...e per restare in Italia gli Infected, i C.O.V. e tutta la schiera del punkhc...ovvio che il passo fra lo sberleffo e la presa per il culo e la proposta realmente abrasiva e antisitemica è brevissimo e pericoloso, però nei vostri tentativi di testi in italiano emerge quella lucida visionarietà poetica del nichilismo storico che io tanto adoro e che è consono alla vostra tenera età fatta di disincanto e utopia...vi definirei scrotocore con tutto il rispetto possibile...gli urli sguaiati, l'ipercineticità dei giri di chitarra e di basso, la ritmica ultraveloce al confine con lo speed...ottimo...ma bisogna saper suonare bene anche quello per essere realmente credibili...quindi sotto in saletta ... viva l'anarchia e salutatemi Paolo...lunga vita ad Alice nel Paese della rivolta nel complesso amici miei una buona serata di musica, con un paio di sorprese inattese e la consapevolezza che il week end è ancora lungo
SABATO 7 MARZO ARTINTOWN Via Berthollet 25, Torino
ZOOMOTION + JACKSTRIKE + UTTER quanto mi piace questo posto...è comodo, in centro, sempre affollato di ragazzi e soprattutto prospicente uno dei migliori kebabbari della città..cosa vuoi di più..un lucano? Defezione di una delle tre band in lista che mi dicono recupererà poi più in là iniziano gli UTTER , che a me sono piaciuti molto, lo dico subito senza pindarici preamboli tentano di dare un colore in più allo stage proiettando dietro di loro immagini psichedeliche e cromie degne degli esperimenti televisivi degli anni settanta...encomiabili già per questo...inoltre la loro sintesi di postrock infarcito di inclinanzioni wave mi intriga parecchio...sento in loro riverberi di un passato della prima new wave italiana, Diaframma su tutti, sporcato però dalle distorsioni e dalla suggestione di tutto ciò che è venuto poi nel mondo del punk e del post punk...minimalismo su basi ritmiche buone, il batterista, un folle venuto in skate surfando sui tetti di Torino, è molto valido, il cantante ha una timbrica che lo avvicina molto a Ian Curtis e a tutta quella scuola moderna molto derivativa dalla scena dei prime movers dell'elettropunk...oggi simili a Interpol, Maximo Park e poi a ritroso per me i Kina e i Massimo Volume, senza la nenia del reading ma con la ricerca di una melodia dissonante...limare qua e la inconguenze ed ingenuità, ottimo l'inserto della tastiera in una stanza, come quella del noise-punk rock, solitamente refrattaria ai tasti bianchi e neri...avanguardisti per quanto riguarda questi lidi...belli anche a vedersi...ne sentiremo parlare...
ed infine , ladies and gentlemen il ROCK'N'ROLL!!!!!
JACKSTRIKE! Poche parole e molti fatti, un cantante sopraffino, un chitarrista cantante altrettanto dotato di tecnica e sfacciataggine e una band che è un rullo compressore!!!! il meglio dell'hard rock americano degli anni 70, 80 e 90. Come se i Guns'n'Roses, gli Aereosmith, i Thin Lizzy e i Poison formassero un unica band...dal postblues che ha dato i natali al genere, alle ballatone strappalacrime ma suonate con tutti i crismi...e poi quella sana follia che ha fuso il rock granitco degli AC/DC con il glam stradaiolo di G'N'R appunto, Motley Crue e L.A. Gun's...il genere è quello, revanscista, sudista, a proposito riocrdano i Lynyrd Skynyrd in tutto e per tutto, spero solo non nel razzismo sudista da KKK, e per me sono una band che deve affermarsi...magari più all'estero che in Italia...i numeri ci sono..il passato è presente e il futuro non ci aspetta...ma hail hailto rock'n roll...grandi Jackstrike........ ve lo dissi, premonizioni azzeccate...grandi band stasera e bella serata...anche con gli Zoomotion che rappresentano una band coerente e che da anni crede in ciò che fa...auguri a tutti...io vado a prepararmi per festeggiare degnamente questo 8 marzo...di lacrime e sangue....
viva le donne..viva noi.
your charming MISS MUD
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Wednesday, March 04, 2009
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SABATO 28 FEBBRAIO
HIROSHIMA MON AMOUR Via Bossoli 83, Torino Sala Majakovskij ZU + BACHI DA PIETRA+LAST MINUTE TO JAFFNA
ore 21:00 - in sala Modotti 5 STEPS THROUGH MADNESS + LA VENERE GOMMOSA + X-BLUES ....
Febbraio, mese designato degli amanti come simbolo dell'amore romantico, del carnevale pagano e boccaccesco e dell'abbrivio liturgico della quaresima pasquale, declina sommessamente verso il proprio epilogo, in questa tiepida notte torinese. Attraverso la città in sella al mio destriero cromato, indulgendo sulla splendida sagoma muliebre riflessa di me negli specchi di luna che occhieggiano celati dalle morbide rotondità delle colline dell'alto Po. Trattorie tipiche e anfratti sabaudi, come ville incantate, celano momenti di passione e raffinata dolcezza, mentre le stelle luccicano indolenti e trasognate, disegnando geometrie celestiali, come un recondito tracciato che colpisce al ventre della gola...che spettacolo, mentre le luci si aggrovigliano attorno al seno della collina...nonostante intorno a me, repentinamente, le bellezze di Pan implodano dentro un progressivo incubo urbanistico e insofferente al tappeto di stelle lassù...reperti di archeologia industriale sommersi da colate di cemento avvizzito si innalzano come lunghe ed ispide dita verso il cielo, graffiando quasi con la loro cupidigia di cristallo e acciaio, il vento denso che mi accarezza i lunghi capelli corvini che fluiscono da sotto il casco scintillante di opalescenza. I boulevard ortogonali si attorcigliano con inquietante puntualità all'interno centripeto di rotatorie talvolta superflue, folle di alberi denaturati mi vengono incontro delimitando il perimetro della strada deserta e dei lampioni che vorrebbero andarsene a fumare in riva ad un lago profondo. Le officine e i palazzoni si alternano come in un alfabeto segreto che non riesco razionalmente a decifrare e che racconta di milioni di storie di uomini e donne, bambini e famiglie intere, cresciute e consumate nel ritmo obliterante di sgraziate sirene d'inizio e fine turno...sirene da troppo tempo silenziose e decimate dal surplus produttivo del capitalismo moderno che si trasforma nel grottesco incedere della cassa integrazione, della dignità al lavoro negato, dall'anticamera dell'annullamento sociale...oggi la città dell'automobile è un gigantesco pachiderma assopito sulla sua stessa crisi d'identità, sulle sue contraddizioni, sul suo sogno di cambiamento...curvo delicatamente prima sulla mia destra e poi sulla mia sinistra, come per un ondivago cullar del mare immaginario che mi circonda, e approdo sul molo di Hiroshima Mon Amour, dove attracco il mio destriero meccanico e, dopo essermi riassettata minigonna e capello sdegnato, faccio ingresso mentre folle di ragazzi si attardano davanti la porta di vetro...stasera headliners in sala Majakovskij saranno i pirotecnici Zu da Roma. Combo di matrice neojazz, elargiscono una storia artistica ed umana strabiliante. Eversori della soverchiante necessità alla normalizzazione melodica, affondano da più di un decennio la loro stravagante miscellanea di improvvisazioni anarcoidi fatta di fiati, rutilanti giri di basso abrasivo e tantrico e ritmiche di un drumming al limite della divagazione posthardcore. Gli Zu rappresentano il sogno “americano” della coerenza elevato all'ennesima potenza; coerenza che li ha condotti nel corso dell'epilogo del Secolo Breve e l'alba del Terzo Millannio, a condividere collaborazioni con alcuni dei più straordinari artisti alternativi del globo. Ecco cosa scrive di loro la Bibbia dei database mondiali, Wikipedia:
Gli Zu si formano nel 1997 a Roma, dove cominciano come compositori e esecutori di musica per rappresentazioni teatrali . Il gruppo è composto di tre membri: Luca Mai al sax baritono, Massimo Pupillo al basso e Jacopo Battaglia alla batteria. Nel 1999 esce il loro primo album Bromio che suscita grande interesse della stampa musicale e del pubblico, ma e' con Igneo, uscito nel 2002 e registrato da Steve Albini che gli Zu ricevono unanimi consensi, soprattutto a livello internazionale.Fino ad oggi il gruppo ha inciso 14 album, inclusi due live e tre split, e ha suonato in festival in Europa, America, Asia ed Africa. Nel 2006 la band ha seguito in tour la Fantômas-Melvins bigband.Dal 2007 gli Zu collaborano stabilmente con Mike Patton.Il 20 Febbraio 2009 è uscito il loro nuovo album Carboniferous su Ipecac Recordings e vede come ospiti lo stesso Patton e Buzz Osbourne dei Melvins. La musica del gruppo, difficile da classificare , è una fusione tra hardcore punk, math rock e Metal. Lo stile degli Zu, anche se con cambiamenti nel corso degli anni, e' basato su continue evoluzioni ritmiche e armoniche.In quasi ogni loro album da studio c'è qualche collaborazione (come Roy Paci, Matt Gustafsson o Eugene Chadbourne) e non è inusuale vedere ospiti speciali sul palco (come ad esempio Mike Patton). Il gruppo (o i suoi membri) ha preso parte ad altri progetti musicali, dei quali alcuni esistenti solo come esibizioni dal vivo, interessati nel creare una vasta gamma di stili musicali, dal jazz al metal, passando per la canzone popolare in romanesco. Gli Zu sono: Luca Mai -(sax baritono), Massimo Pupillo (basso), Jacopo Battaglia (batteria).
Collaborazioni:
Roy Paci -tromba su Bromio
· Eugene Chadbourne - chitarra su The Zu Side of the Chadbourne and Motorhellington ....
· Fred Lonberg Holm - violoncello su Igneo e The Way Of The Animal Power ....
· Jeb Bishop- trombone su Igneo
· Ken Vandermark - sassofoni su Igneo
· Spaceways inc. (gruppo)- su Radiale
· Mats Gustafsson - sassofoni su How to Raise an Hox ....
· Xabier Iriondo - su Zu/Iceburn
· Nobukazu Takemura - su Identification with the Enemy-A Key to the Underworld ....
· Mike Patton - su Carboniferous
· King Buzzo - su Carboniferous
Discografia:
Bromio - 1999 ....
· The Zu Side of the Chadbourne - 2000 ....
· Motorhellington - 2001 ....
· Igneo - 2002 ....
· Live in Hellsinki - 2003 ....
· Radiale - 2004 ....
· The Way of the Animal Power - 2005 ....
· How to Raise an Ox - 2005 ....
· Zu v/s Dälek (split) - 2005 ....
· Rai Sanawachi Koe Wo Hassu - 2006 ....
· Zu/Iceburn (split) - 2006 ....
· Identification with the Enemy - A Key to the Underworld - 2007 ....
· 7" Picture Disk - 2007
· Zu/Il teatro degli orrori - 2008
· Carboniferous - 2009
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ovviamente tutto ciò non è sufficiente a comprenderne la totalità dell'arte, ma ne è buon viatico. Oltre a loro si esibiranno i Bachi da Pietra che, come cita babylonbus.org: “al secolo Bruno Dorella (già batterista dei Wolfango) e Giovanni Succi (ex Madrigali Magri), provate ad immaginare una falena grigia di fumo ed impolverata dalla vita che, seppur breve, l'ha sfiancata! Pensate ad uno spettacolo quasi ipnotico, realizzato da due musicisti che sul palco mettono in scene la loro sperimentale e scarna teatralità, celebrata nell'essenza del suono più che nell'assenza di un contorno di complici ai quali spesso il mondo live ci ha abituato. I Bachi Da Pietra, portano in scena il terzo atto di questa rappresentazione rock, a cavallo tra flashback riconducibili ai Talk Talk più evanescenti, passando quasi obbligatoriamente da strade lastricate di sofferenze blues. Terzo disco, "Terzo Tarlo", dato alle stampe a novembre 2008 - a seguito di "Tornare nella Terra" (2005) e "Non io" (2007) - ed ora consegnato a questa storia dipinta in bianco e nero, dove le parole - sempre importanti - girano sghembe ma mai timorose, sorrette dalla solidità spartana e protettiva di chitarra & batteria. Assistere ad un loro concerto è come concentrare i pensieri su di un mondo in bianco e nero, dove i giochi di luci ed ombre escono dal caleidoscopio quotidiano e segnano i contorni della notte! “ ed apriranno i torinesi Last Minute to Jaffna, veri e propri eversori delle sonorità morbide, in virtù di una concreta militanza posthardcore in grado di dipanarsi simmetrica attorno ad influenze ben marcate: la solenne alternanza di pieni e vuoti che ondeggia fra deflagrazioni rimembranti i Cult Of Luna e progressioni alla Isis; il riffing interseca doom a geometrie di matrice Tool, concedendo addirittura leggere cavalcate black e disperati assalti in stile Converge. Lo splendido avvallamento centrale ambient/drone si fonde con una ricerca dall’attitudine quasi scientifica che si prefigge di trovare spunti percorribili a quel mood hardcore divenuto marchio di fabbrica dei Neurosis (post-Through Silver In Blood) senza snaturarne atmosfere e dinamiche.
Che ve ne pare? Ottimo no?....
Bene ora veniamo a noi. La sala Modotti, intitolata alla mia precursiva fotografa, poetessa ed indomita rivoluzionaria in giro per l'altro mondo all'inizio del Novecento, si apre a contenere diverse decine di giovani adepti di Pagella Rock. L'atmosfera che si respira ormai ad ogni serata di selezione è pari a quella degli eventi maggiori che si tengono parallelamente nell'altra sala...coinvolgimento, entusiasmo, passione, gioia, tristezza e preoccupazione intasano l'aria del dromodotto con la stella rossa...volti nobili fra i presenti, le solite interviste della benemerita troupe rotante del Bodoni, il presentatore comunale in rampa di lancio e via...
mi comunicano che tutte e tre le band in lizza partecipano nella categoria Fuori Concorso, poco male, segnalarne eventuali eccellenze non può che contribuire alla mia mission...
X-BLUES: emozionatissima Valentina, la cantante di questa formazione della quale non c'è molto da dire, ma non perchè deludenti, bensì perchè discendenti della famigerata progenie delle cover band...pertanto non è possibile esprimere giudizi sulla loro creatività artistica, sulla loro originale proposta musicale, sulla pregananza dei testi e sulla presunta derivazione da modelli maggiori ed influenti...possiamo altresi affermare, con giusta perizia, che questi ragazzi ci sanno fare...sciorinano un venti minuti di classici del jazz, dello swing, del blues suonati con impeccabile grazia, mettendo in inequivocabile luminosità le elevate doti canore della brava e immotivatamente emozionata Valentina...la quale si concede alcuni virtuosismi di chiara impostazione accademica...pertanto molto bene per quanto riguarda la tecnica complessiva, la capacità di tenere la scena e ovviamente di coinvolgere un pubblico amico, con il piglio delle scafate band nazionalpopolari da raduno birresco, matrimoniale o pubbaiolo...non giudicabili per quanto riguarda le eventuali inclinazioni alla produzione autoctona, sebbene credo che, la palestra dimostrata nella trattazione di capolavori altrui, sia buon viatico ad una futura carriera originale..tentar non nuoce dal momento che i numeri ci sono tutti...X-factor? No X-Blues!!!....
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LA VENERE GOMMOSA : tre ragazzotti provenienti dalla provincia sabauda che inforcano occhiali di chiara derivazione nerds/intellettualoide che li pongono a mezzo fra dei cloni dei Weezer in versione Buddy Holly e i fratelli Lo Mele dei nostrani e pluridecorati indie heroes Perturbazione, in realtà esprimono un sound che vorrebbe esplorare diversi territori dell'indie anglossassone contemporaneo...magliette a righe, chitarre distorte ma non troppo, inflessioni marcate verso un powerpop però ancora acerbo e necessitante di revisioni strategiche e definitive...utilizzano in maggioranza l'idioma italico per dimostrare che anche il poprock d'oltremanica può essere manipolato e servito nella lingua di Dante...il prosaico presentator comunale ne delinea l'etimologia del nome come una metafora imbarazzante della bambola gonfiabile, presumibilmente sua confidenziale compagna di amplessi tristi e solipsistici, ma l'evidente gap generazionale gli impedisce di cogliere la sfumatura che vuole il monicker coniato in seguito alla visione dell'omonima puntata dei Simpson, in cui la Venere Gommosa non è altro che una succulenta caramella che si appiccica al deretano della tata di casa Simpson, scatenando la voluttuosa reazione di Homer che per carpirla tocca il culo della suddetta che lo denuncerà per molestie sessuali...tale significato viene subito fatto notare dagli astanti al povero messo comunale che facendo pubblica ammenda denuncia la sua incipiente senilità come causa di tanta ignoranza...comunque i La Venere Gommosa sono un buon combo, strutturato secondo i canoni classici del terzetto chitarra-voce, batteria, basso, che oltre ad ispirarsi a chiari riferimenti maggioritari nelle charts internazionali tipo Franz Ferdinand, Artic Monkeys, Babyshambles, The Libertines et similia dovrebbero maggiormente guardare verso band più spregiudicate, come ad esempio i mai troppo compianti Ikara Kolt, oppure i Super Furry Animals, Art Brut, Beta Band, The Brian Jonestown Massacre, gli Shack o i sottovalutatissimi Cooper Temple Clause; consiglio altresì un approfondito e mumblerumble ascolto di tutta la discografia dei superlativi Primal Scream affinchè la Good Stuff Wave possa attecchire anche da queste parti in maniera soddisfacente...in propettiva migliorabili e quindi degni di essere seguiti se si atterranno pedissequamente ad una ricerca didattica dei modelli di riferimento...
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infine i 5 STEPS THROUGH MADNESS: volti già consolidati nella frequentazione pagellifera, si avvalgono di sostanziose integrazioni nell'organico basilare della passata stagione, a quanto mi dicono i miei preziosi informatori, fatte di archi e violini e fiati e sampler...diciamo che bisogna essere sinceramente grati per il tentativo di ricerca che tentano di attuare...provano a non appiattirsi sugli stereotipi attuali che segnano in maniera indelebile la maggior parte dei neonati aspiranti musicisti: ovvero emo, punk da birreria, poseur o metallari aggressivi e fuori dal tempo...la necessità di rendersi riconoscibili e sperimentali si scontra talora con le inevitabili ingenuità del caso...miscelano generi e fascinazioni poliedriche non riuscendo a farmi definire per loro un preciso palinsesto referenziale...e questo è un bene...vorrei poterli riascoltare in situazioni più consone...con una maggiore attenzione rivolta ad ogni strumento, alla semiotica dei loro testi, alla necessità di teatralizzare la musica al di là del pentagramma e della rigida forma canzone...si emancipano comunque dallo stilema classicheggiante e banalotto che ne segnalò l'esibizione scorsa e intraprendono, a ragione, un percorso che non potrà altrimenti che produrre frutti interressanti...
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in definitiva posso sinceramente affermare che la qualità media delle band in competizione segna una progressiva ascesa, che questa sera è scivolata via piacevolmente e che il sogno di vedere brulicare questi boulevard ortogonali di anime dirette verso il ventre della Grande Fabbrica, anime lavoratrici e quindi degne di sentirsi uomini, sia un'utopia prossima alla realizzazione...un sogno appunto, perlomeno fino a quando quella sirena di inizio e fine turno si ostinerà a rimanere silente, durante quelle periodiche magre di civiltà, della dignità al lavoro negato, dall'anticamera dell'annullamento sociale chiamate Cassa Integrazione...
a presto with all of my love....
yours Miss Mud
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Wednesday, February 25, 2009
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20 Febbraio 2009EL BARRIOStrada Courgnè 81- TorinoANTONY LASZLO + THE FEEDBACK, 67ESPRESSO, PROBLEM’S
E’ stata una settimana dura, lo so. Per tutti quanti noi. Riuscire a sopravvivere all’egemonia sanremese diventa compito arduo, impervio e necessitante di una buona dose di selfcontrol. La massimalizzazione del prodotto nazional popolare, che dalle primitive tre giornate degli esordi si è trasformata sotto il baudismo dell’ultimo decennio, in unasettimanauna di esibizioni pietose, ospiti da prima pagina, polemiche sterili e opportunistiche, ex gay folgorati sulla via di Damasco della redenzione eterosessuale, testi di livello pueril-demenziale dove il confine della rima cuore-amore sembra non essere mai stato varcato, riduce tutti noi ad uno status di errabonda ricerca del silenzio dallo Tsunami Bonolis e di un sipario che cali sulla città dei fiori. Ci svegliamo nottetempo in un bagno di sudore, atterriti dal nasuto conduttore e dal suo fido attendente intenti ad inseguirci con una rovente caffettiera Lavazza in mano per costringerci ad ascoltare un compilation di Sanremo Giovani e di esprimere un voto via sms. Naturalmente tutto questo amplificato dalla sua flebile vocina priva di alcuna inflessione dialettale. E allora diventa taumaturgica l’esigenza di spegnere la tv, cancellare stridule cantantucole figlie d’arte che credono di dovere sfidare l’iperuranio dell’estensione vocale per dimostrare di essere brave, non sapendo di andare incontro soltanto a pessime figure…tanto è vero, e vivaddio, che poi vince tutto, facendo saltare il banco, una nasona con gli occhiali in versione Woody Allen in gonnella, con una canzoncina apparentemente banale e impacciata ma che in realtà…quindi spegnere la tv, uscire di casa e rinfrescarsi le membrane auricolari altrove. Ed ecco che a cavalcioni della mia Ducati 996 customizzata con un teschio fosforescente, attraverso le gelide nebbie di questa città e mi dirigo verso l’estremità nordoccidentale della medesima. Una volta dovevo farlo a bordo di una saggina spelacchiata, per lo meno ora stile e tecnologia rendono meno ardimentosi i movimenti di noi povere discendenti di Salem… raggiungo così un luogo dal nome esotico ed affascinante, che rievoca nella mia mente arzigogolati quartieri catalani, caotiche bidonville argentine, forsennati e sensuali concorsi di tango, di luoghi nati dalla penna di Borges o di Marquez o di Zafon e che s’infiammano di moti popolari per il pane e la libertà da dittatori sanguinari o che si acchittano a festa per riempire d’entusiasmo stadi stracolmi di corpi vocianti…EL BARRIO, la cui struttura si erge cinta da un muro bianco come quelli degli ospedali o delle caserme, pare una vecchia scuola elementare rimessa a nuovo, qualche albero nell’aia adibita per i concerti estivi e tutt’intorno le simmetriche costruzioni di edilizia popolare che diedero vita alla Falchera, uno dei tanti quartieri dormitorio che questa città sacrificò sull’altare del Boom economico degli anni 60, dell’emigrazione coatta dal sud e della strabordante arroganza imprenditoriale e dittatoriale di Mamma Fiat. Una strada provinciale che immette al paradiso alpino attraversando centinaia di paesi e frazioni scorre fra El Barrio ed il resto del mondo…e qui dentro ci trovi gente, che come in altri luoghi che sto imparando ad amare grazie questa missione affidatami per Pagella rock, si sbatte per rendere tutto al meglio, per fare in modo che questi luoghi vivano di musica, di creatività, di cultura, di impegno sociale e coinvolgimento dei giovani, di tutto quello che serve affinché un barrio sia un luogo di cultura popolare e di convivenza civile e non un luogo di emarginazione e sopraffazione…anche qui entro e trovo nelle hall la troupe intenta a realizzare le interviste…più vedo questo progetto in atto più mi rendo conto che le cose iniziano ad oliarsi con elvetica precisione nella gestione della faccenda Pagella…non è solo la musica il motore trainante, ma poco per volta anche altri contenuti e altre professionalità si stanno approfondendo, si stanno sviluppando e affinando…bene bene…e a quanto pare i ragazzi delle band si prestano ovviamente con grande disponibilità al sacro rito dell’intervista pre-esibizione…la sala concerti del Barrio è ampia, accogliente e idonea alla musica dal vivo, l’acustica non presenta alcun ostacolo fisico e l’impianto pare essere di buon livello anche perché gestito da fonici professionisti…chiuderanno le esibizioni eliminatorie Antony Laszlo che come recita il comunicato stampa ufficiale “Anthony laszlo sono Anthony s. chitarra e voce. Andrea laszlo batteria e voce. Due. forse bevono troppa tequila. forse non bevono solo la notte. comunque. si rincontrano dopo altre experience tipo milena lovesick. nadar solo. estelle. e chi più ne ha più ne metta!!!!....
Anthony Laszlo. ma chi sono? forse qualcosa di relativamente essenziale. come essenziale è il suono. chitarra. batteria. due voci. può succedere di tutto! “…ebbene d qui non ci si capisce una sega, però posso confermarvi che sono due grandissimi musicisti e che le loro pregresse esperienze musicali non hanno fatto altro che esaltarmi…sono una donna non sono una santa…
Salgono sul palco quindi i nerds of noantri detti THE FEEDBACK…ebbene che dirvi…sintetizzano il meglio di ciò che possiamo chiamare britpop dal punto di vista meno mainstream e più indie…venature di Artic Monkeys soprattutto nell’apparentemente impacciata modalità di approccio al palco, che invece diviene punto di forza di un modo di stare in scena molto coolness e surreale…animano la numerosa platea con un indiepop appunto che rievoca oltre che i sedicenni eroi di myspace, ache i Franz Ferdinand, i primi Kaiser Chief, con echi inconsci di Beatles e Pixies…ovvio il tutto con le dovute proporzioni e le consuete nefandezze dei giovanissimi neofiti, ma con una ricerca melodica talentuosa e con buoni spunti di originalità in un mare di band che agognano la notorietà mediatica fatta di frangette e jeans aderenti sotto il culo…bravi The Feedback…vi consiglio di registrare un demo, mandarlo a sPazio211 con affrancatura del Galles e chiedere a Gozzi 5000 euro per suonare la prossima estate…sicuramente Gozzi cadrà nel tranello e io e voi ci divideremo il cachet…prima di andare a Scalo76 come next big thing d’oltremanica…
E’ la volta poi dei 67ESPRESSO che sono dei bravissimi ragazzi, hanno una cantante carina carina, è il secondo anno che si esibiscono su questi schermi, infatti sono tecnicamente bravini, scaldano un pubblico di adepti e seguaci armati addirittura di striscione…ma ahimè mi risultano alquanto insignificanti…nel senso che sono innocui…né bene e né male, quell’aurea mediocritas che magari potrà condurli a fare serate nelle birrerie o ai contest per partecipare a qualche manifestazione nazionalmusicale, ma che non incidono sulle mie corde…non mi provocano neppure rigetto, e purtroppo l’indifferenza per me è un valore negativo nella musica…mi spiace, ribadisco che siete bravini ma a me non piacete…come le ostriche…nonostante quel che si decanti io le ho sempre trovate né più e né meno che un bicchiere di acqua salata mandato giù a forza…e pure sono donna dai gusti e dalle frequentazioni raffinate…noblesse oblie…
Infine è la volta di loro: i PROBLEM’S, che vengono presentati con clamore dal solito banditore comunale messo a fare il Bonolis di Falchera, che però mi sta sempre più simpatico…forse perché rivedo in lui qualcosa di me…boh non so, una specie di sensazione inspiegabile…ebbene questi Problem’s hanno qualcosa…si presentano con un look inequivocabilmente preso in prestito dall’estate londinese del 1977…il cantante è un versione obliqua di Sid Vicius e Piero Pelù presputtanamento senile…il resto della band un variegato squarcio sul look metalglamgothic…cappelli texani e borchie, anfibi e cravatte legate in fronte…esordiscono con un pezzo marziale e ritmato che esalta la teatralità del frontman, vero e proprio fauno da palcoscenico…eppure non sono punk, non nell’aspetto squisitamente musicale intendo…logico che io consideri il punk un’attitudine culturale più che stilistica, quindi loro sono Punk, ma dal punto di vista musicale esplorano forse inconsapevolmente ben altri lidi…quell’art rock dissonante e appunto teatrale dei Velvet Underground, dei Doors, poi dei Damned, dei Suicide, dei White House dei Clock DVA –se solo avessero dell’elettronica nel loro bagaglio- mi sembra che puntino molto, a ragione, sulla versatilità istrionica del baldo giovane in cattedra di cantante e performer…dovranno ovviamente modularla, non fare in modo che si trasformi in una grottesca pantomima del dannato del rock, ma canalizzata in maniera costruttiva potrebbe fare la differenza su decine di impersonali cantanti…ci sono problemi…questo è evidente…
Ora vi lascio cari miei fedelissimi lettori…con Sincerità…risalgo sul mio Ducati e volo verso il paradiso dei cani sciolti…
Inderogabilmente chic Miss Mud
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Wednesday, February 18, 2009
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12 FEBBRAIO 2009 CPG ( CENTRO DEL PROTAGONISMO GIOVANILE) Strada delle Cacce 36 -TorinoNEBBIA +ALCOR+THE INFECTED
È incredibile scoprire tesori avvolti nel gelido manto dell’indifferenza e del silenzio dei più. E’ incredibile scoprire che esiste un luogo immerso nel centro della periferia estrema a sud di Torino, circondato da campi di calcio seriali, panchine di vetro e sangue ed edilizie popolari partorite dalla mente di urbanisti degni della divina malevolenza, che è un piccolo gioiello di funzionalità, di attrezzature ed elegante disposizione degli spazi sociali per i giovani. Questo è il Centro del Protagonismo Giovanile di Strada delle Cacce 36, nel cuore di Mirafiori Sud. Una discesa simile a quelle che conducono ai parcheggi sotterranei degli ipermercati ti catapulta dietro una porta a vetri che si apre su spazi luminosi, sale prove insonorizzate, biblioteca, sale registrazione e studio per radio digitale. Un ampio salone per concerti, un bar disposto su quattro lati e dotato di una saracinesca automatizzata, un palco modulare, ampio e confortevole, un backstage arioso, ragazzi e ragazzi che si sbattono per rendere il luogo sempre più ospitale e funzionale, cercando di imbastire iniziative artistiche e culturali, corsi di musica, rassegne e incontri, eventi e ricorrenze. Dicono che da qui facciano anche trasmissioni tv che irradiano in streaming su internet e la cosa non mi stupisce affatto, anzi mi esalta…cuore di mamma.
Questo luogo assomiglia a mille altri che vorrei esistessero nella realtà ed invece talvolta rimangono utopie o cattedrali nel deserto. Questo luogo andrebbe moltiplicato per mille, finanziato con le roboanti e superflue risorse che vengono indirizzate altrove, dove non ve n’è bisogno o dove finiscono nel Niagara del nulla o peggio ancora quando si parla di tagliare ancora di più i residuali fondi destinati alla cultura e alle politiche sociali e giovanili, per non parlare dell’istruzione...ma questo è il Paese del “al peggio non c’è mai fine”…dove si decapitano insegnanti e si chiudono scuole, dove si costruiscono ipermercati e si abbandonano i ragazzi a se stessi, dove il poco che funziona si cerca di omologarlo alla disfunzione pubblica non alla perfettibilità sociale…dove per fortuna ogni tanto esiste qualcosa come pagellarock…
E allora parliamo di questa serata. Mi siedo in fondo alla sala, su un comodo divano nella penombra e sorseggiando una birra mi appresto a godermi i concerti…c’è di nuovo quel papavero nerovestito a presentare…però inizia a starmi simpatico…in fin dei conti nel paese dei pippibaudi e dei diggeifrancesco che impazzano a condurre trasmissioni e serate, questo non è né peggio e né meglio degli originali…e poi ci sta, per allentare la tensione, presentare rapidamente le band dare al tutto una dimensione più da contest vero e proprio…ci sono i ragazzi della troupe con la telecamera e la giraffa…si può partire…
iniziano gli Alcor, che devono il proprio nome ad un asteroide disperso nelle galassie più profonde dell’Orsa Maggiore, ma anche al fido compagno di Actarus nell’epopea di Goldrake. Mi aspetto pertanto che questi giovanissimi si sbilancino su qualcosa di molto attiguo alla psichedelica galattica tipo Spaceman e Men Or Astroman, ed invece sono esecutori, anche un poco macchinosi, di un metal molto prosaico e claudicante su alcuni aspetti tecnici. Mi esalta però la timbrica del cantante chitarrista che ricorda tautologicamente quella di un acerbo James Hatfield dei Metallica. Anzi a parità di età, il Nostro è molto più dotato ed intonato del black horseman di Kill ‘em all…e ve lo dice una che vide i Metallica live agli esordi…senza infamia e senza lode questi Alcor, ma ancora troppo acerbi e rivedibili tecnicamente, si intravede qualche bagliore stellare, forse potenziando la sezione ritmica e staccandosi dal modello metalmeccanico di riferimento qualche succo se ne potrà trarre…per ora non posso nemmeno segnalarvi appuntandovi colla mia stilografica fucsia sul libretto dei rivedibili a settembre…l’uomo in nero segnala la defezione di una delle tre band ed è quindi il momento dei The Infected che già l’anno passato imperversarono sul palco pagelliano in quel di Hiroshima, eseguendo un live act improntato alla più becera ignoranza punkettona…che per quanto riguarda la sottoscritta discepola di Siouxie e Steve Ignorance non è che un complimento…il bassista cela la sua imberbe fisionomica dietro una maschera di cerone sbavato che mi ricorda il meglio dei Misfits, dei Deathss e di Alice Cooper…loro hanno svoltato verso un punk melodico cantato in italiano che non mi convince appieno, sebbene hanno stile, attitudine e senso della forma canzone…evidentemente il passaggio all’idioma patrio non è stato ancora del tutto metabolizzato, convincono molto quando spingono sull’acceleratore meno quando cercano il ritornello ruffiano…comunque sono di grana superiore, potenzialmente in grado solo di crescere e configurare un personalità tecnica e artistica interessante…infettata di birra e aspirina mi trascino verso casa ripensando che tutto è possibile, tutto è nelle nostre mani…ma se qualcuno ci aiutasse sarebbe più facile…e se penso al CPG avvolto nella nebbia di questa ghiacciaia a cielo aperto che è Mirafiori ne ho l’intima conferma…
13 FEBBRAIO 2009 HIROSHIMA MON AMOUR Via Bossoli 83 -Torino
WINDSTORM fearturing ARSENICO&FRATELLI SBERLICCHIO +PEANUTS 78+VAFFUNK +RED VILLE
I Windstorm meno di mezzo lustro fa calcavano gli assi di Pagellarock, sognando di diventare una rock band. I Windstorm stasera sono gli headliner ad Hiroshima Mon Amour, presentano il loro disco prodotto da Max Bellarosa (C.O.V., Fluxus, Arturo, Fratelli Sberlicchio, Arsenico i nomi di alcuni progetti da lui fondati e/o prodotti o con i quali ha collaborato, un nome fondamentale, mitico della storia del punk e del rock di questa città) e sono in aria di prestazioni sanremesi…questo è il senso di una manifestazione come la nostra/vostra, forgiare, alimentare, plasmare sogni e farli diventare realtà cruda…lo so sto diventando una palla…sarà l’istinto materno che prende il sopravvento con l’incedere dell’età…ma non riesco a sdoganarmi da questa profonda necessità che si cela dietro il bisogno di urlare forte che il futuro è nel bene che seminiamo oggi, noi vecchi stronzi disillusi…come povero vecchio stronzo e illuso è il solito presentatore de noantri che si mimetizza fra i musicisti e riesce però a scaldare il pubblico presente nel sostegno alle band…
Peanuts78, come le noccioline i cui gusci raccolti su un tavolo durante la ricerca fondamentale del nome del combo, si sono assommate…spiegato così il curioso accostamento…Peanuts in realtà mi fa ricordare di Snoopy e Jimmy Carter (presidente USA negli anni 70, ex produttore di noccioline appunto), il 78 mi fa rammentare un anno in cui io già esistevo, il rock parlava la lingua del punk appena esploso nella hot summer del ‘77 londinese, i Devo emergevano da Akron con Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!, Bob Marley stava a Trenchtown, i Suicide mischiavano punkrock attitude ed elettronica plasmando lo Psycobilly e in Italia le BR assassinavano Moro lo stesso giorno in cui la mafia faceva saltare in aria Peppino Impastato in una Sicilia troppo lontana e olografica, ben più di 100 passi, per competere con il drammatico rapimento di Stato del presidente del governo di solidarietà nazionale…ma con tutto questo i giovanissimi poppunkers di stasera non hanno nulla a che fare…in tutti i sensi…il punk cari miei sono i Blink nella misura in cui tatuaggi e piercing divengono mainstream, la melodia fusa alla distorsione e la ricerca del ritornello vincente sbanca le charts, per il resto stop…bene i Blink sono i Blink e per fortuna ce li siamo levati di culo, eviterei molesti cloni sdentati…dato che tutto ciò serve a smaliziarvi e rendervi avvezzi alla musica suonata e sudata, ascoltatevi per bene qualcosa di quello che ho citato essere di moda nel ‘78, poi modernizzatelo e ripassate il prossimo anno, per adesso di poseur leccatini, aritmici e stonati non ne abbiamo bisogno…
Vaffunk , non è un invito ad andare a quel paese, nemmeno ciò che molti fra il pubblico vorrebbero urlare al cantante stonato come un citofono bersagliato dal napalm, bensì un nome “giocoso e sbarazzino” che sintetizza l’indirizzo musicale della band nel suo esplicativo suffisso. Ma non pensate che pensi male dei Vaffunk, tutt’altro. Finalmente una band che cura molto anche i testi, che aprono con un pezzo di protesta sulla riforma Gelmini -oh ragazzi ma ci andate voi o no a scuola e allora! Anziché scimmiottare improbabili emoband d’oltreoceno o peggio ancora penosi tentativi italici (dARI?, nda) ogni tanto guardatevi attorno per trarre ispirazione. Quindi testi ok, anche per le citazioni filosofiche, non male l’aspetto strumentale- il funk in fin dei conti è tutto uguale la differenza la fa se suonato bene o se suonato male – da rivedere il cantato. Ora mi auguro che ci siano stati dei problemi in spia o altro, altresì ti consiglierei lezioni di canto oppure di retrocedere ad autore testi e lasciare l’ingrato compito a qualcun altro…comunque rivedibili…e per alcuni aspetti positivi…
Redville, tanti componenti, tanti stili estetici, tanti capelli e troppe chitarre, soprattutto del chitarrista emulo di Slash…tutte quelle Gibson sono uno spreco fra le tue dita…esordiscono con una improbabile ballad, scelta opinabile sempre e comunque anche foste davvero i Guns’n’Roses, per dare la scossa e coinvolgere il pubblico, peraltro numeroso e partecipe, bisogna gettare benzina sul fuoco non tirarcela con la ballatona mortifera nel senso che suonata male da morire…esilarante il momento in cui salta una corda, il rude guitar hero smarrito, si guarda intorno e mormora ”mamma!” e dal nulla saltano fuori due attempati roadies-mamma&papà appunto- che si affrettano a cambiare la chitarra e permettere di continuare lo “show”…ripeto i Redville ne hanno di pagnotte da mangiare, di ore di sala prove da bruciare e di modestia da alimentare: prima del look, delle chitarre da 5000 euri e delle pose da rockstar maledette bisogna andare a tempo, avere le idee chiare e suonare suonare suonare…per ora il vostro tentaivo di rock duro è solo un impacciato tentativo talvolta grottesco…studiate pargoli, la forma è ok…manca la sostanza…
Evaporo fuori da Hma diretta verso il Taurus di Ciriè dove trascorrerò la notte nell’adiacente cimitero in attesa della selezione di domani…San Valentino…
14FEBBRAIO 2009 TAURUS Via Doria 20 - Ciriè
SERPENTI +ACID FOOD +PRINCIPIO+LARKMILKSHAKE
Mi sveglio nei pressi di una pietra tombale sotto un cipresso macchiato di nero e rosso, faccio colazione con un corvo che mi racconta di un suo cugino che vive in America dalle parti di Spoon River che è citato nelle poesie di un pazzo e vado a comprare un paio di chitarre presso al Liuteria Alvermann sotto i portici del centro di Ciriè…poi mi siedo sulle panchine di Villa Remmert strimpello dei classici di Joe Coltrane e di Bacharach fumando Lucky Strike e osservando la mia ombra riflessa nel sole…viene così sera e le mie scarpe rosse col tacco mi dolgono più di una spina conficcata in un occhio, ma sono bellissima così e vale per quel che vale…
Tralascio i soliti prolegomeni entusiastici sul Taurus, di cui si macchiò anche il mio predecessore su queste sacre colonne, perché sarebbe come parlare bene di Gandhi e Madre Teresa, superfluo e prosaico…un gioiello alle pendici del Canavese…se non lo conoscete andate a visitarlo…lode a te Sabino “BellicosiTreniallaalba” Pace e alla tua crew…
E dopo aver avvistato un volto noto della scena musicale alternativa torinese e nazionale intento a intervistare le band in lizza per conto del progetto audiovisivo di Pagellarock, il bellimbusto in nero sale sul palco e introduce i fenomeni di stasera:
Larkmilkshake come il frullato di allodole, nascono dopo una lezione su Shakespeare e propendono verso il periodo aureo del grunge…ora vi dico: interessante l’idea dell’intro distorta col basso abbandonato per terra in mezzo a feedback e delay, il frontman bassista ha il look e i capelli giusti…per il 1992…la voce ragliante e abrasiva di Bleach nella fase di preproduzione nella cantina di Kobain, il resto della band ha un discreto chitarrista ed un batterista sovente incline a smarrirsi…luci ed ombre…inascoltabili errori e labili buone intuizioni…sprecano la chance dei 5 minuti in più con una cover di Smells like teen spirits che nemmeno Kurt –oggi six feet under- canterebbe così sguaiata e dissonante…curate di più la tecnica di base e staccatevi del paradigma del grunge primigenio e forse forse qualche bagliore vi accoglierà…
Acid Food non mi dispiacciono affatto. Effettuano una interessante ricerca nei lidi della psichedelia che trovo entusiasmante di questi tempi votati ell’emo e al trendismo fine a se stesso…strumentalmente dotati, tengono il palco con buona eleganza e dimestichezza…il cantante, dopo un esordio incerto, migliora decisamente intrecciando calorose dinamiche vocali con una potenza espressiva inerente al genere trattato…la loro esibizione come ogni buon turbo- gli Hawkwind insegnano- tende e migliorare progressivamente e sono sicura che alla lunga avrebbero ulteriormente pervaso l’ambiente-comunque carico e numeroso- di lisergiche sensazioni…buonissimi, direi quasi bravi e originali per il loro essere vintage e anacronistici, elegantemente demodè…come la sottoscritta d’altronde…
Chiudiamo con i Principio pronunciato alla ispanica, perché a loro dire vorrebbero invertire la tendenza anglofila nella musica italiana emergente e contaminarla di sonorità ed ingredienti tipicamente mediterranei…in realtà di rivoluzionario non hanno nulla, traccheggiano nei lidi del pop tricolore banalotto e festaiolo…coinvolgono il pubblico amico, suonicchiano senza infamia e senza lode ma non lasciano traccia nel mio cuore che romantico si dissolve nella luna piena di questa notte di San Valentino 2009…alla prossima cari amici miei vicini e lontani….Bonne nuit!
Vostra rubra Miss Mud
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Monday, February 16, 2009
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CARISSIMI DISCEPOLI DI MISS MUD, SONO LIETA DI COMUNICARVI CHE POTRETE LEGGERE LA RECENSIONE DEI CONCERTI DELLO SCORSO WEEK END DELL'AMMMORE, A PARTIRE DA MERCOLEDI POMERIGGIO, ORA APERITIVO...CON UN MARTINI BIANCO E UN'OLIVA VERDE...KISS FROM MISS MUD
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