Gender: Male
Status: Divorced
Age: 27
Sign: Leo
City: Turin, wastelands
State: Torino
Country: IT
Signup Date: 10/3/2006
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Monday, August 25, 2008
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Current mood:  blustery
...vediamo se andrà avanti. Nulla di particolare, solo una piccola dedica per tutti gli amici che si trovano sopra un palco... come sempre da un pirla che sta sotto il palco!
ROCK AND ROLL HIGH SCHOOL Se le rockstar si vedono dal mattino allora noi non eravamo per nulla delle rockstar. Troppo puliti e troppo svegli per essere delle creature della notte. Ma avremmo avuto un mese di tempo per cercare di entrare nella parte. Avevano parcheggiato il furgone sotto casa mia e mi stavano chiamando senza l'ausilio del citofono disturbando la pubblica quiete del mio quartiere molto alla moda. Sentivo qualcosa di molto cattivo provenire dal basso, probabilmente qualche misconosciuto gruppo black, mentre la chitarra di Fripp cercava di competere contro la voce di Ramazotti proveniente dalla stanza di mio fratello. Cacciai all'indietro una bestemmia e aprii la porta. Scesi le scale con il borsone e il basso. Nel frattempo mia madre salutava i miei amici dal balcone raccomandandosi di mangiare la peperonata entro la sera. Io odiavo i cazzo di peperoni. E amavo la mia grassa vecchia. Specchiandomi nel vetro dell'ascensore mi trovai un fottuto figo. Non erano i miei braccialetti che tintinnavano lungo i polsi, non lo smalto sulle unghie o la mia maglietta sdrucita, ma quello sguardo da fottuto stronzo. Lasciai l'ascensore salutando gli scoiattoli che all'interno delle loro ruote lo facevano funzionare. Vivevo a quel tempo in quartiere molto alla moda, ma nessuno si era accorto che la moda era passata da vent'anni e come una vecchia puttana lungo le strade si vedevano i segni dell'età. Negli occhi della gente e nel traffico puzzoso e lento. Mi inforcai gli occhiali da sole e varcai la soglia del portone. Era una splendida mattina di fine aprile. E la banda mi stava aspettando sul marciapiede. Ora non restava altro che spezzare il ghiaccio e lasciarsi portare dalla strada. Per i pensieri ci sarebbe stato tempo. E forse per tutto il resto. Abbozzai un ciao. E ricevetti una serie di alzate di spalle. Come inizio non era dei peggiori. I miei soci si trovavano schierati sul marciapiede e mi guardavano. C'erano il Micio, Caffè e Latte, Med. E io. E zio Gup con la sua Lucky Strike tra le labbra, pronto sul sedile del guidatore. Il Micio era la voce del gruppo, un bel ragazzo magro dal viso pulito. Ventitrè anni, occhi verdi e pochi euro nel portafoglio. Il classico chierichetto con lo spirito porcello, seminarista fallito con eccessi di flatulenza spontanea, gran bevitore e piccolo bastardo fortunato con le donne. All'anagrafe Tommaso Bonetti, al secolo Tomàs, voce dei Gaystapo. Era il nostro cavallo di Troia se lo show andava a rilento. Era la nostra troia. La vita era stata dura con Caffè, la nostra chitarra ritmica. Lo chiamavamo Caffè per la sua amicizia con Latte. In realtà era chiamato Caffè per via per il colore della sua pelle. Non che fosse sporca. Caffè era nero. Non che sia qualcosa di male a essere nero se hai genitori con il colore della tua pelle. Il discorso cambia quando i tuoi genitori biologici assomigliano a due mozzarelle pugliesi piuttosto che un quadrato di cioccolato fondente. Sì, la vita è stata dura con Caffè. Si narra che quando venne al mondo suo padre, il ragioniere Franco Rossi, gridò "Cos'è questo?" La famiglia Rossi fece tutti gli accertamenti del caso: esame del dna, investigazione circa un possibile scambio di culla, ma tutto confermò che Caffè, all'anagrafe Giovanni Rossi, era figlio di suo padre e sua madre. Bianchi. La colpa fu attribuita a quella vecchia zoccola della bisnonna che alla veneranda età di quasi novant'anni rilasciava dalla sua bocca sdentata turpiloqui di varia natura e si pisciava due litri di Barbera al giorno. Il povero Giovannino quindi fu accolto nel nostro mondo come un punto interrogativo. Grosso poiché all'età di quattordici anni era alto un metro e novanta per novantacinque chili di peso specifico. Punto interrogativo per i suoi fratelli e sorelle minori, punto interrogativo per i suoi compagni di asilo prima e di scuola poi. Punto interrogativo per il suo carattere docile nonostante le dimensioni da armadio a tre ante. Il migliore amico di Giovanni era Latte, registrato all'anagrafe come un banale Marco Renzi. La loro amicizia era nata sui banchi delle superiori, più precisamente nel cortile della scuola quando Latte era intervenuto in difesa del futuro amico oggetto del divertimento di alcuni compagni. Per la precisione ne aveva mandati un paio in infermeria con la conseguente sospensione per riflettere sul suo gesto. Da quel momento il poi furono ribattezzati Caffè e Latte per via della loro amicizia. Caffè era il gigante buono e Latte il piccolo bastardo. In realtà l'odio di Latte nacque ben prima della sua nascita. Suo padre aveva da poco compiuto la maggiore età quando per puro caso fu in prima linea nel caldo maggio parigino nel lontano sessantotto. Latte era il suo ultimogenito, fanalino di coda in una famiglia di sinistra, dove il potere della parola e delle idee superava quello della spada, in cui la parola odio era stata bandita a favore di una visione molto progressista nei confronti del mondo. Era ovvio che tra quelle quattro mura domestiche con un padre sindacalista, una madre pranoterapeuta, una sorella erborista e un cane dallo spirito ascetico, il piccolo Latte fosse infarcito con tomi di Lenin, scritti del Dalai Lama e nutrito a latte di soia e marmellata biologica. Questo portò il ragazzo a nutrire una forma di rigetto senza un particolare motivo. A dodici anni aveva abbandonato con sommo dispiacere della madre il coro della chiesa. Latte sapeva bestemmiare l'Altissimo in dieci lingue diverse e poiché educato in una famiglia progressista lanciava i suoi strali contro il dio cristiano, quello degli ebrei e quello musulmano, ma senza tralasciare tutti gli dei delle ere passate. Quello che rendeva interessante una persona così a modo come Latte era il suo odio contro tutto e tutti; contro gli snob di sinistra, contro gli invasati di estrema destra, contro i Papa boys e contro i satanisti convinti, contro i cow boy e contro gli indiani, contro l'american way e la spiritualità ascetica orientale. In fondo il suo odio era maturato solo perché si ritrovava in tutto e questo gli dava fastidio. Quindi non poteva fare a meno di bestemmiare contro questo e quell'altro. Il più vecchio di tutti era Adriano Giovanni Maria De Filiberti, giovane rampollo di una facoltosa famiglia di imprenditori. La noia era la sua migliore amica. Lo chiamavamo Med per via della sua neutralità sconfinante nell'ignavia. Studente a vita, si dilettava spesso in qualche lavoretto di poco conto: dog sitter, centralinista, promotore finanziario di non si sa bene cosa, cameriere. Era talmente bravo in questi lavori che si faceva cacciare dopo qualche mese sempre per via della noia. E poi c'ero io. E zio Gup che si stava accendendo l'ennesima sigaretta mentre mi aiutava a caricare la mia roba. Zio Gup non ha mai avuto un nome. Quarantacinque anni, due ex mogli e due ex figli da mantenere. Giovane yuppie, aveva basato la sua vita su tre valori sinceri e fondamentali: i soldi, il modo per farli e quello per spenderli. Il giovane zio Gup era un fottuto mago della finanza nella Milano da bere di fine anni Ottanta. Poi tutto ebbe fine il giorno in cui Kurt si sparò in testa. Da quel giorno zio Gup lasciò il suo ovattato mondo fatto di aperitivi e Ferrari per il rock. Vendette la sua società al triplo del prezzo del mercato, non diede nemmeno un centesimo in beneficenza, si lasciò crescere i capelli e iniziò la sua avventura sui palchi di mezzo mondo. Zio Gup sembrava un mentecatto di mezza età, ma sapeva il fatto suo; era stato in tour con pezzi grossi come Iggy Pop, Adam Bomb, gli Stones e persino qualche band italiana. Med l'aveva reclutato tramite alte amicizie nel mondo dei riccastri. Quel tour significava qualcosa per ognuno di noi. Per lo zio Gup era un modo come un altro per vivere alla giornata, per il Micio un modo per raccattare un po' di fica e per Med l'ultima possibilità per sconfiggere la noia prima di tirarsi un nove millimetri in bocca. Latte si era licenziato dalla fabbrica in cui lavorava come magazziniere con sommo gusto e aveva avuto su un vassoio d'argento il motivo per farlo. Caffè aveva deciso di prendersi due mesi di pausa dai suoi studi universitari. E io?
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Wednesday, February 27, 2008
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Current mood:  hopeful
Category: News and Politics
Non so se anche a voi è capitato in questi giorni, ma nella mia mail arrivano missive del tipo: Il 13 e 14 aprile non andare a votare. Facciamogli vedere che siamo noi la vera maggioranza.
Trovo assai deprimente che qualcuno possa scrivere una frase del genere. Le rivoluzioni hanno alla base due principi: la parola e i fatti. Il silenzio non è una parola e come fatto viene presto dimenticato. Il silenzio è sempre silenzio anche se in maggioranza. Mettere la testa nella sabbia come gli struzzi?
Una maggioranza di struzzi ma in un paese di tartarughe.
Ora il fatto che molti stiano facendo leva su questo è un fottuto dato di fatto. Il percorso contrario è molto semplice e logico, alla logica non si può contrapporre quasi nulla se rimaniamo sul piano pratico.
-se io non vado a votare e non si raggiunge il quorum si torna alle urne. Quindi non andandoci aumenterà la spesa pubblica. -se io non vado a votare non ci sarà la speranza di cambiamento. Quindi se la speranza muore allora tutto è vano. -se io non vado a votare ci sarà qualcuno che lo farà. Quindi farò la figura del cittadino inattivo di fronte ai problemi sociali, dell'italiano medio che dice sempre di no a tutto.
Persino un ignorante come me è riuscito a fare un sillogismo del genere.
La storia non è magistra vitae, la cronaca insegna che gli ultimi secessionisti dell'Aventino erano datati 1922/1923. Quello che è successo dopo lo sanno tutti.
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Monday, February 25, 2008
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Category: Music
Ho da poco finito di leggere una biografia non ufficiale di uno dei miei gruppi preferiti. Non so come mi sia venuto in mente di scriverci due righe sopra. Il motivo pure è semplice è dipeso da come questo gruppo oltre a piacermi mi leghi a un amico di lunga data. Anzi il mio primo contatto con i Depeche Mode avvenne grazie a un regalo che gli feci. E il mio amico ascoltò il disco sei mesi dopo che lo aveva ricevuto come regalo. E da quel momento le cose non furono più le stesse.
I Depeche Mode sono una leggenda. Quasi più all'estero che nella loro patria. La loro carriera dura ormai da un quarto di secolo. Erano dei ragazzini e ora sono degli uomini più vicini ai cinquanta che hai quaranta. Come tutte le band hanno un passato di matrimoni falliti, dipendenza da alcol e droghe. Demoni che sembrano connotati ogni grande gruppo musicale e loro sembrano non farne eccezione. Sembrerebbe una storia come tante altre.
Per me i Depeche sono diverse cose.
La prima è sicuramente la loro musica. La critica è molto divisa sui loro lavori. Io ritengo semplicemente che siano dei grandi. Sono nati come gruppo di ragazzini con una musica pop mista all'elettronica. Roba da Top of The Pop per intenderci. Poi sono diventati quello che sono diventati. Maestri nel mischiare rock e elettronica, trip e ambient, come funamboli della sperimentazione. Non si sono piegati a nulla, ma hanno attinto da molti generi, ma sempre con una personalità personale e ricercata.
È sconvolgente come alcuni dei loro pezzi trovino spazi ampi o ristretti, dove una pentola che cade o una sirena distorta (A Pain I'm used to) introducano la canzone, dove un riff dei Led Zeppelin venga preso e spiegato, riadattato lungo la canzone. Dove la ricerca del suono sia connaturata da un rumore quotidiano.
Molto metallici (Blasfhemous Rumors e Death Of Night), gentili e onirici (In Your Room), gospel (Question of Lust), dance (Get The Balance Right) insomma non è un caso che artisti come Marylin Manson, Rammstein, Jonny Cash e molti altri abbiamo coverizzato le loro canzoni. Che i migliori DJ dance abbiamo mixato i loro pezzi per lunghi split nelle discoteche di mezzo mondo. Anzi nell'ambiente vengono segnati come i padri spirituali nonostante i loro pezzi scarsamente superino i cento battiti al minuto. Perché la loro musica prende tutti gli elementi di questo mondo, dal dark al rock, dal blues all'industrial. Accarezza e rilascia schiaffi a seconda. I testi di Gore e da Play The Angel anche di Gahan possono essere a volte ingenui ma la chiave di lettura è sempre in fondo. Istrionici e irriverenti (Sacred), disillusi (Master and Servant), mistici, ma poco religiosi (Personal Jesus) e si potrebbe continuare con tantissimi esempi. Malinconici e cupi ma senza l'esagerazione di alcuni gruppi come i Cure.
I Depeche sono riusciti a continuare quando gruppi affini a loro nei primi anni Ottanta si sono persi per la strada come gli Spandau Ballet, i Soft Cell e gli stessi Duran Duran. La combinazione per me risiede in alcune particolarità nella loro musica che ha affascinato molte persone che hanno gusti musicali molto diversi rispetto ai gruppi sopramenzionati. E per i testi meno edulcorati nei patinati anni 80.
La seconda è data dal fatto che quei tre rappresentano per me qualcosa simile a un'entità. Gahan è l'anima ribelle, il lato istrionico, il rocker tatuato, il passo del gallo. Gore è il ragazzino timido, lo scrittore, perso a volte nel suo mondo. E Fletcher è il contabile. Il mezzo tra il primo e il secondo. In mezzo tra il primo e il secondo. Insomma tre diverse personalità che a volte si mescolano in ognuno di noi.
La terza è che sono una band al posto giusto nel momento giusto. La loro avventura a Berlino a metà degli anni 80 li ha portati a mescolare la cultura mitteleuropea nelle loro canzoni con una maturità diversa per un gruppo formato da giovani ragazzi appena sopra i ventidue anni. A aperto gli occhi su una parte del mondo ancora sconosciuto per via della contrapposizione tra U.S.A e U.R.S.S.
Il grunge di Gahan all'inizio degli anni 90 li ha portati su nuove strade assieme al suo abuso di coca e ero. Volenti o meno non sono mai passati di moda. Dagli abiti da city boy alla periodo di pelle, dai capelli lunghi di Gahan senza smettere di avere una personalità propria.
La dimostrazione è che i loro fan non hanno un età media: dai quarantenni ai giovani teenager che hanno deciso di conoscerli dopo aver sentito Enjoy The Silence coverizzata da mezzo mondo.
La quarta quella più importante è che sono stati la colonna sonora per momenti rari e comuni della mia vita. Per il fatto che i loro pezzi passano spesso in disco. Per il fatto di aver gustato a pieno regime Ultra sulla vecchia Grifon 205 di Vandal in una sera di inverno in mezzo alla nebbia del canavese. E aver capito in quel momento la valenza di essere seduti in una vecchia macchina con due amici solo grazie all'incedere lento dell'album e della nebbia che mascherava il paesaggio. O la possibilità di aver baciato una bella ragazza francese a Strasburgo solo per il fatto di averla importunata mentre passava alla radio Dream On. Quando mi fece capire che a lei i Depeche non le piacevano nemmeno risi come un pazzo.
È difficile spiegare una passione per un gruppo musicale, soprattutto variegato come i D.M, per farlo dovrei scrivere decine di pagine che annoierebbero chiunque.
Per cui:
questo blog è veramente brutto, ma vuole essere un consiglio per chi ama i D.M. a leggere:
Mallins, Black Celebration-Depeche Mode, Chinaski Edizioni € 17
Troverete una miriade di nozioni e aneddoti sulla band e avrete modo di capire molto meglio i particolari di molte canzoni, oltre a un esauriente bio.
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Friday, February 01, 2008
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Current mood:  disappointed
Category: Movies, TV, Celebrities
... piuttosto che stare a casa a guardare Annozero. E vedere come politici magari intelligenti difendino la loro casta anche contro l'ovvio. Dove si cerchi di zittire un giornalista che riporta fatti e dichiarazioni ratifica in atti processuali. Dove per forza valgano le ragioni di difesa del partito e non quelle della ragione. Di quelle dell'elettorato ormai non gli frega più un cazzo a nessuno. Sono convinto che qualcosa si stia muovendo a livello di coscienza nazionale. Il problema rimane: andiamo a votare la prossima volta?
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Thursday, January 17, 2008
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Current mood:  evil
Category: News and Politics
La domanda nasce la sera stessa dopo l'ennesima puntata di Matrix circa l'emergenza campana. Un'emergenza che dura da quindici lunghi anni. Non è qui la sede né possiedo le competenze tecniche per soddisfare una riflessione seria sulla questione tecnica dello smaltimento dei rifiuti campani.
Ripetere che a Brescia esiste da 25 anni un inceneritore in grado di bruciare rifiuti differenziati e nel contempo alimentare elettricamente 100.000 mila abitazioni e fornirne il teleriscaldamento a 50.000 (per dettagli tecnici si veda La Repubblica del 16.01.2008) e che ne avrebbero potuti costruire 7 con i finanziamenti elargiti dallo stato centrale e dalla comunità europea durante i quindici anni di commissariato speciale è solo scoprire l'acqua calda. Sostenere che il paese di Pianura non è più in grado di assolvere il compito di discarica dopo 43 anni sono questioni già sollevate da persone con più qualifiche del sottoscritto.
Il problema dei rifiuti è risolvibile, rimanda a un senso di frustrazione e qualche pensiero secessionista forse, ma poco più.
Il problema che non vogliono tirare fuori invece è un altro. Chi paga?
Nel senso chi è disposto a dimettersi e farsi indagare per quindici anni di immondizia?
Prendiamo Di Pietro, l'emblema di Tangentopoli. Sarà l'unico che ha chiesto le manette? E il ministro di grazia e giustizia, il buon Mastella, ha lanciato strali e incitato la magistratura a fare il suo corso? Niente.
Quante settimane sono passate? I napoletani sostengono che la situazione è endemica ormai da anni. Da sei mesi a livelli insostenibili. Sia come sia, ancora nessun nome nel registro degli indagati. Per il momento non ci è scappato il morto, come a piazza Fontana o altre stragi più o meno occulte. I morti ci sono. Noi che abbiamo le colpe siamo i primi. E i secondi sono quelli deceduti per i tumori che affliggono la zona, con casi del 15% oltre la media nazionale.
Il sindaco di Torre Annunziata sostiene che in casi come questo le colpe sono imputabili a diversi strati dell'apparato burocratico. Un po' come dire: "… ci siamo di mezzo tutti quanti…" (ma la poltrona su cui sediamo non la molliamo).
Estendiamo il discorso, ma in Italia esiste ancora la regola chi sbaglia paga?
Forse per il cittadino semplice. Il qualunquista come il sottoscritto che si lamenta del caro euro, del piove-governo-ladro, ma le sue bollette le paga tutte fino in fondo. Siamo l'unico paese europeo senza enti di controllo che possano svolgere la loro funzione. Se la svolgono sono osteggiati dalle infinite leggi della burocrazia italiana quando non se la filano con chi dovrebbero controllare intascando le buone mazzette. E siamo uno dei pochi in cui riciclo dei politici è tale nemmeno fossimo sotto una dittatura.
Non puntiamo sempre il dito contro la camorra. Il sinonimo non equivale a una congrega di occulti magisteri intenti a sovvertire le leggi dello stato. Il confine tra quella comunemente definita mafia e i circoli politici è sempre stato labile. Provate a chiederlo a Falcone e Borsellino.
Le soluzioni non ci sono, o al momento sembrano castelli in aria e placebo per l'emergenza. Io ne propongo sono due.
- Considerarci uno stato unito e ingoiare ciascuno un pezzo di merda napoletana, ma chiedere due garanzie:
Primo ogni regione si adopera per smaltire un po' di rifiuti chiedendo anticipatamente la destituzione immediata di ogni sindaco, ogni capoccione regionale e provinciale e se risiede dolo, dopo un esame della magistratura, il divieto a tali persone di ricoprire alcuna carica all'interno dello stato. In questo caso vaffanculo alla solita politica del lassiez faire, alle dispute risolte a tarallucci e vino. Destituzione immediata a partire da domani. Tutti quei bei nomi come la Jervolino, Bassolino. Fuori tutti.
Secondo, entro due anni, la realizzazione di moderni inceneritori e una politica sul territorio della raccolta differenziata.
- Considerare che esistono due Italie, fregarci del sud e lasciarlo sguazzare nella sua merda. Pensare quindi cittadini di serie A e di serie B. Peccato che per estendere la classificazione non occorre scindere l'Italia in due. Basta affacciarsi nel nostro piccolo. Quindi chi mi certifica che poi non verremmo scissi in tre e poi in quattro e oltre fino a ridurci a un infinito numero senza valore?
Ci stanno insegnando come ai nostri padri prima di noi e ai nostri nonni prima di loro, da ab secula seculorum che il nemico è fuori.
Al Quaeda e i cinesi in questi ultimi anni, i comunisti prima e i tedeschi prima ancora. E poi indietro ai musi rossi, ai protestanti, indietro fino a vichinghi, per poi andare a scomodare la scimmia della grotta a fianco, nemica giurata di un mio antenato appena uscito dall'acqua. Ai marziani non ci siamo ancora arrivati perché appena prendiamo contatto con loro ci fanno il culo con una barzelletta seduti a uno chiosco di gelati.
Il nemico è dentro.
Dentro di noi per quanto siamo uomini e donne poco civici. Per il peggior cancro è la nostra ignoranza. La nostra ignavia fuori dalle quattro mura dove viviamo, lavoriamo, cachiamo e scopiamo. Dentro nel nostro piccolo quotidiano fatto di sotterfugi per non pagare. Dentro i nostri centri di potere che noi stessi abbiamo votato. Dentro la nostra impossibilità di liberarcene quando siamo convinti di aver sbagliato.
Il nemico è dentro un sistema politico pratico per i maestri della legge di stampo kafkiano. Una classe politica che non si rinnova in termini di idee per superare l'arcaico storico di fascista e comunista, perché è più facile seguire una bandiera che svolgere il compito in classe secondo coscienza e intelletto.
E noi dietro di loro.
Sapete quale è la portata di una mina Claymore? Me lo ha insegnato il buon vecchio Frank Castle.
Il raggio di una mina Claymore è di un centinaio di metri.
Per essere colpiti da una delle tue devi essere un fottuto idiota.
Front toward enemy.
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Friday, November 30, 2007
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Current mood:  chipper
L'uomo delle scatole ha avuto un problema dovuto alla sua (nostra) stupidità. Dura lex, sed lex. Era una bella serata di fine estate e me lo ritrovo alla porta del mio zoo con la sua valigia da emigrante e una quantità di scatole di cartone molto adatte per trasportare i miei modellini di warhammer 40k. E una quantità letale di Mp3 nella sua chiavetta Usb. Non appena lo vedo mi dico: io non vorrei essere mai come lui. Cazzo, è troppo biondo! Io non potrei mai essere così biondo! Ho detto sì a un amico e mi ritrovo un fottuto biondo che dorme venti centimetri da me! Poi con il passare dei giorni mi accorgo che la cosa inizia a piacermi; una persona la conosci o perché la frequenti da tanti anni o perché ci vivi assieme. E non avendo mai avuto un fratello maggiore osservo con una certa curiosità l'uomo delle scatole prendere il pugno la situazione con il collutorio, il cane che dorme sul suo letto, il mio grufolare notturno e persino con la tazza del cesso in una sera a base di erba pipa. Nonostante i miei orari infernali a settembre ogni volta scambiavo due parole con questo "estraneo" dentro casa, discutevamo circa il Prodotto, come andavano gli Affari e cosa ci combinava dietro le quinte il Grande Capo. Dimessi i panni da uomo delle scatolette me lo trovavo sciabattante per casa con la sua pelle troppo bianca, le canottiere di dubbio gusto e un allegro porco dio tra le labbra. La Famiglia sembra divertirsi di questo. L'uomo delle scatolette si ingozza e io arrivando tardi la sera trovo avanzi riscaldati. Intanto sfoglio la sua buccia livellando pose e idee preconcette e scopro il cartone ondulato di cui sono composte le sue scatole. Il buio, la luce e la penombra nascoste tra le pieghe del tempo e delle azioni, solo per assicurarmi dell'uomo umano, sempre e semplicemente troppo umano. Dove fragilità e cinismo si incrociano con un intelligenza critica e blasfema in questo mondo di fiori appassiti e un passo mal fermo segue un balzo azzardato e deciso, dove un sorriso stanco ti fa capire il peso delle cagate e delle cose giuste che ha fatto in vita sua. L'uomo delle scatolette si è rivelato l'esempio lampante di una persona ai tuoi antipodi per esperienze e cultura e convezioni e modi di fare poiché è solamente l'uomo delle scatole di cartone. Solo ora che se ne andato mi accorgo di quanto possa a volte anche gli uomini delle scatolette di cartone non sono che esoscheletri dietro cui si confermano quella parola impegnativa definita amico. Sotto un certo punto di vista quasi non mi interessa se sì è trovato bene. Se l'acqua era calda al punto giusto e il rancio abbondante. A volte devi scendere a patti con il diavolo per salvarti l'anima. O vendertela per guadagnare l'inferno. L'uomo delle scatole non sa nulla di queste righe finché non le leggerà. Non ho bisogno dell'autorizzazione di un amico per scrivere due righe di quella che ritengo una piacevole esperienza all'interno di un problema rilevante dentro la sua vita. E non mi andava certo di chiederla, poiché essendo una persona critica è il primo a sapere conoscere i suoi limiti. E non è una qualità da sottovalutare. In fondo io credo che si sia preparato a queste righe. E forse persino a queste parole. Per il resto mi sono chiesto se era il caso di renderla pubblica bilanciando su privacy e (mio) egocentrismo. Poi mi sono ricordato della metafora della vita come un romanzo. Capitolo 25esimo, paragrafo di settembre/novembre. Di come avere un biondo dentro casa e scoprire un amico.
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Wednesday, October 24, 2007
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Current mood:  devious
Category: Religion and Philosophy
Lunedì 22 ottobre è apparso sul quotidiano la Stampa un delizioso articolo circa l'iniziativa voluta da qualche membro della curia torinese per una manifestazione di preghiera e maschere la notte del 31 ottobre. Leggendo velocemente l'articolo la proposta dei cattolici viene di fronte all'esigenza di dover fronteggiare il fenomeno di Halloween.
Nessuna maschera demoniaca, solo angioletti e preghiere. Iniziativa lodevole per coloro che credono in questi valori. Ognuno festeggia le proprie feste, sacre e pagane, secondo libertà.
Un' articolo, abbastanza ben strutturato e forse già preparato a uso e consumo, mi ha fatto riflettere per una frase lasciata aleggiare nell'aria. Parafrasandola esprimeva l'opinione secondo cui volevano portare un'immagine pulita e sacra della festa dei morti.
Documentandomi molto velocemente sulle posizione della Chiesa Cristiana Cattolica (da sottolineare la dicitura Cattolica, leggasi cattolica come universale, ma non poi per tutti i cristiani) mi sono ritrovato tra le mani vari articoli sulla pericolosità (?) della festa Halloween sulle anime.
Non stiamo qui a sottolineare come Halloween sia una festa commerciale fatta e finita, una sorta di Carnevale Nero, dove per una notte possiamo metterci una maschera (come non fossimo abituati a mettercela tutti i giorni) e giocare con noi stessi. Dove i bambini si divertono e si raccontano le storie di fantasmi, dannandosi l'anima con indigestione di dolcetti assieme al fantasmino Casper.
Se vogliamo demonizzarla possiamo dire che abbiamo importato l'ennesima americanata.
Bene, giochiamocela sul consumismo e sulla supremazia americana nel mondo.
Bene, per un attimo, piantiamola con le cazzate.
Se Halloween così come i più la conoscono è una festa americanizzata è solo per una questione di marketing e stile.
In diverse culture esiste nell'immaginario collettivo (e spirituale) un giorno dell'anno in cui i due mondi sono più vicini di quello che sembri. Aggiungo, non solo un giorno all'anno. Il salto è molto più facile di quello che si pensi. Alcuni di noi sono morti eppure respirano…
Non parliamo di patti col diavolo, di Brendon Lee e il suo corvaccio o cadaveri che mangiano il cervello ai vicini di casa (magari!), solo di una funzione catartica nel prendere le paure, e quale paura più indefinita della morte, l'arrivo dell'Inverno e farsi due risate, una riflessione e una buona bevuta. Non andiamo a scomodare le feste celtiche che molti di noi conoscono. Niente mitologia, Malleus Maleficarum, fasi lunari, congiunzioni astrali fra i pianeti quella notte. In Messico, erede di una tradizione cattolica, il Giorno dei Morti ci sono sfilate di carri grotteschi e parate di gente mascherata da cadavere. Ma il Messico è lontano. Dalle mie parti nelle Langhe da sempre il 31 ottobre è la notte delle maschè, delle streghe. Più volte mia nonna mi ha raccontato come da ragazzini si incontravano e quella notte si esorcizzava la paura raccontandosi storie nere e bevendo vino. E questo prima di andare alla Santa Messa di mezzanotte. O della mattina successiva. Quindi, non diamo ascolto alle lagne dei cattolici quando puntano il dito contro questa festa che in diverse forme c'è sempre stata; l'Halloween comunemente inteso è solo l'effetto globale, consumistico e mediatico frutto della società postmoderna. Appiattito, demistificato ai più, ma ordinario come il martedì grasso e la festa di San Valentino.
Non puntiamo il dito nemmeno contro la Chiesa esecutrice di un appiattimento delle tradizioni precedenti il suo arrivo al grido di "Dio lo vuole!" con la spada in una mano e il pastorale nell'altra.
La festa celtica su cui si basa Halloween non è solo una questione di morti e il contatto con l'aldilà, ma anche un ciclo importante per la Natura. Natura di cui spesso ne dimentichiamo l'esistenza. Questo a catechismo nessuno ce l'ha raccontato, vero? Come non ci hanno detto della voluta espressione da parte del potere di eliminare la figura femminile durante il concilio di Nicea del 374 d.c o giù di lì. Hanno preferito far passare Maddalena come una puttana e portare avanti la felice dottrina della donna portatrice di malizia o al massimo generatrice di figli. Perché nelle società antiche i sacerdoti per le funzioni dei cicli vitali erano per la maggior parte donne, poiché spiritualmente più affini ai cicli delle stagione e all'armonia con la terra. Con una mossa hanno tolto alla donna il potere di dialogare con il piano superiore e lasciare il ciclo di madre Natura in secondo piano, senza dimenticare la funzione preferenziale del sacerdote con i morti. Politicamente hanno messo le donne a tacere e relegarle a piani secondari, hanno scardinato l'animismo delle popolazioni e tagliato il singolo con i suoi morti, se non con un intermediario. Hanno appiattito il discorso con una litania di eterno riposo (ma se si prevede la resurrezione della carne allora perché un eterno riposo? Un controsenso che prima o poi chiederò a qualcuno che ne sa più di me…) la celebrazione dei morti e dei santi, tutti belli nelle loro foto come i calciatori sull'album Panini. Peccato che la maggior parte dei cattolici praticanti si ricordino dei loro morti solo quel giorno.
Io i miei morti li penso tutto l'anno.
Forse solo per l'importanza della morte nella mia vita. Forse perché sembra che i morti non si siano dimenticati del tutto di quello che riguarda questa valle di lacrime e a volte ci accompagnano lungo il percorso. Forse solo per affetto della persona, non del ricordo, perché se vuoi bene a una persona, non te la celebri solo un giorno all'anno. Forse a causa di una parte lasciata da loro dentro di noi.
Forse solo perché presto o tardi mi troverò anche io in quel mondo.
 | Currently listening: Dead Again By Type O Negative Release date: 13 March, 2007 |
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Wednesday, October 10, 2007
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Current mood:  cynical
Category: News and Politics
È a volte incredibile come alcuni dischi capitano a fagiolo nella tua vita. Siano d'amore o di riflessione. Per chi mi conosce, la mia passione per i Bad Religion è una cosa risaputa ormai da una decina d'anni, per essere stati colonna sonora del mio periodo punk e per i testi composti da Greg Graffin. Insomma, li amo alla follia ancora adesso.
Agosto esce il loro nuovo album New Maps Of Hell.
Ho ascoltato il disco sulla strada verso i paesi baschi, ero con i miei amici e non volevo certo pensare all'inferno. Molto meglio i Mötley Crüe o i Danko Jones come sottofondo per il Sole, la birra e le gocce di sale sui corpi delle ragazze.
Settembre scoppia la bomba Beppe Grillo.
Duro lavoro il mio a settembre. E Luca si presenta una mattina con l'album dei Bad Religion. Non ho il tempo, ma quella stessa sera me lo ascolto. Le parole di Greg Graffin sono chiare anche senza avere il testo di fronte.
Lui guarda alla situazione mondiale e al governo Bush.
Io restringo il campo.
In Italia è una polveriera. Grillo ha parlato e con lui si è sfogata l'Italia intera.
La mia riflessione non vuole guardare quello che è accaduto e accadrà.
In questo mese, per ragioni di lavoro, non ho quasi idea di cosa sia successo nel mondo, nelle brevi pause ho focalizzato la mia attenzione non sulle notizie, ma sulla loro presentazione ho considerato un'idea maturata da qualche tempo di quella parola definita informazione, uno dei cavalli di battaglia di Beppe.
Non disquisiamo di politica, se in Italia esiste la libertà di parola o meno, se è meglio adesso senza Berlusconi.
In Italia, che lo crediate o meno, esiste la libertà di stampa. In Birmania no.
Se poi guardiamo bene non siamo così liberi, ma non possiamo lamentarci.
In Italia sono libero di scrivere contro il governo, contro la Chiesa, a favore dell'abolizione della pena di morte, dei matrimoni tra omosessuali o meno. Se a qualcuno non piace, non mi sbatte in galera, mi oscura o peggio mi accoglie sotto la sua ala protettiva, poiché il vero leader è quello che ben sopporta la satira e le critiche, poiché così facendo non si può negare di essere un grande amico di tutti, disposto a perdonare le pecore nere della grande famiglia.
Che tipo di informazione ci viene data in Italia?
Per informazione intendo quella nazional-popolare. Non guardiamo le informazioni reperibili su Internet. Siamo una popolazione composta da vecchi e Internet a qualche anno in meno di mia sorella non ancora maggiorenne.
Per informazione non intendo quella delle caste, ma quella reperibile agli angoli delle strade, dalle parole della gente, dalla pubblicità su un cartellone.
Per informazione intendo un messaggio a prova di stupido.
Sapete come si romanza l'informazione in Italia?
Con un produci sensazioni, dammi rabbia, mostra sorrisi al fulmicotone, rinvanga se la Juventus ha rubato o meno gli scudetti e quindi sia giusto o sbagliato negare o concedere questo o quello con il senno di prima e quello di poi. Dammi indulto, dammi telecamere. Sindrome da paranoia da privacy. No ai velox, sì al braccialetto per i detenuti in libertà vigilata. Siamo un controsenso unico, forse per quello che gli stranieri ci ammirano, oltre al clima e il cibo.
Partiamo da questi assiomi:
L'informazione non può essere mai oggettiva e tra l'evento e il ricevente ci sono decine di filtri anche inconsci che il giornalista deve fare.
L'equazione good news are bad news è assodato dai tempi di Hearst e Pulizter.
In percentuale l'informazione televisiva è quella più alta, ma "… i potenziali effetti televisivi della televisione, dipendono in ampia misura da due fattori: il controllo del mezzo e la ricchezza culturale della società in cui esso opera…" (Paul Ginsborg, Berlusconi, Einaudi). Nel senso: facciamo un esame di coscienza circa il controllo dei mezzi e il nostro senso critico pari a zero.
E aggiungo: in Italia per natura e vocazione siamo abituati non alla praticità, non alla sostanza, ma alla forma. Siamo pur sempre un popolo di poeti e sognatori. Preferiamo l'ovatta a volte sporca di sangue, ma sempre ovatta. Siamo chiassosi e l'informazione nostrana è la controparte della nostra voce nel quotidiano.
Dato per assodato questi principi la domanda che mi sono posto è la seguente: che qualità di informazione mi arriva attraverso i mass media?
La stampa quotidiana in Italia.
Avete provato a leggere Torino Cronaca? Scommetto che giornaletti di quel livello sono stampati anche in altre maggiori città italiane. Costa poco, parla di cronaca cittadina, ha poche pagine. E se partecipi al concorso puoi vincere pure dei soldi. Perfetto. Dipinge Torino come il far-west, peggio di quello che in realtà è. Mai, o quasi, una buona notizia. È possibile?
Scommettiamo che Torino Cronaca ha pure delle sovvenzioni statali?
Tutta la carta quotidiana si nutre di sovvenzioni statali.
È giusto in una società aperta.
È sbagliato che lo stato non protegga i cittadini da tali mostri.
Primo perché non si tratterrebbe di censura governativa, non si chiede la chiusura di tale giornale. Non si vuole uno stato di polizia come ai tempi del fascismo che proibiva la stesura di notizie non attinenti al benessere della patria. Si chiede un'informazione oggettiva o quantomeno al netto delle sovvenzioni statali. Senza il solito Vaticano tra le righe. Equa. Non spettacolo, non cine-teatro, non pamphlet, non la fiera del qualunquismo.
Abbiamo il delitto Chiara, quello di Sara, ringraziando che di Cogne non se ne parla più perché ci aveva rotto le palle ormai da anni. Quando la notizia perde il suo interesse cade nel dimenticatoio, per volere del lettore e per marketing. Perché davvero ci interessa un delitto? Lasciamo il lato morboso agli psicologi. Abbiamo una cultura che rifugge la morte quindi perché parlarne? Per riempire, per l'ennesimo film, perché ormai la nostra vita è solo una sequenza spezzata di fotogrammi con la realtà globale che ci circonda.
E l'altra stampa?
Quella non troppo schierata con le correnti politiche. Esiste poi?
Possiamo assicurare che è meno peggio. Nessuno può leggere il giornale per intero, equivarrebbe a leggere un libro di oltre trecento pagine ogni giorno. Mediamente la maggior parte dei quotidiani ha una novantina di pagine. Almeno una decina sono occupate dalla pubblicità, altre dieci dall'informazione circa lo spettacolo e dallo sport. Il totale però è più vicino alle trenta/quaranta pagine che alle venti. Le pagine iniziali sono effettivamente destinate ai temi di maggior interesse. Sulla qualità si può discutere, ma la maggior parte degli articoli può ottenere il semaforo verde.
Infine si possono leggere articoli di una dose di opinionisti e l'editoriale dove qualcuno che "ne sa" scrive la sua. A volte senza cognizione di causa e non conoscendo nemmeno la materia.
In teoria potrebbe essere un buon strumento per informarsi. È poi così vero?
Gli articoli proposti sono poi al netto di ignoranza, piani occulti o semplice disinformazione per il pressappochismo a cui tutti siamo abituatati nel vivere la notizia e prendere come oro colato le parole dell'allenatore, del Vangelo e del primo pirla che grida da un palco?
Visto che riguarda il mio lavoro posso farvi un esempio molto banale. Quest'anno è scoppiata la grana del caro libro scuola. Mai come gli anni precedenti. A fine agosto, guarda caso, scoppia la bomba. Aumento dei prezzi del 15-20% su i maggiori quotidiani. Giorni e giorni di articoli circa il fenomeno che colpisce un gran numero di consumatori. Indagini della Guardia di Finanza per il controllo dei prezzi. Il consumatore medio, già in gravi difficoltà per il carovita e con il portafoglio sgonfio per le ferie estive si indigna. Detonazione. Poi però i toni si moderano, dopo le prime indagini si abbassa la percentuale di aumento. E si assesta intorno al 3-5%. È un po' diverso. Quale giornalista ha fatto un semplice controllo tra i prezzi dell'anno prima e quelli dell'anno corrente? Alzi la mano, egregio. Pochi sanno che il libro è il prodotto a aver tenuto maggiormente il prezzo in questi anni, poiché è un prodotto non soggetto a I.V.A.
Prima dell'euro un tascabile costava 15000 lire. Adesso siamo intorno a 8 euro.
I libri di scuola, in effetti, hanno avuto un rincaro maggiore, ma se un'antologia per le scuole medie costava intorno ai 42000 lire adesso costa 24 euro. A distanza di sette anni. Io lavoro nel campo da otto e vi assicuro che i prezzi dei libri più venduti hanno avuto lo stesso aumento di copertina come gli anni precedenti, ossia tra i 30 centesimi e 1 euro, con una media intorno ai 40 centesimi.
Posso sbagliarmi, ma non ho visto nessun articolo di rettifica. Niente.
Ovvio che queste informazioni il consumatore medio non è tenuto a saperle, ma se è stato traumatizzato dagli articoli del quotidiano perché non ragiona criticamente e compra tutti i libri sulla lista? Musica, laboratorio di computer, religione, educazione fisica. Sommati assieme per questi libri si spendono circa una settantina di euro. Spesa pressoché inutile. E non mi sembra la sede per continuare questa discussione.
E ognuno di noi potrebbe citare altri esempi sulla propria materia.
Forse il mio amico vigile urbano potrebbe sostenere che l'aumento delle multe sbattuto ai quattro venti da tutti i giornali non è vero così come lo dipingono. Comuni che usano gli introiti per rimpinguare le casse. Forse perché da Roma non inviano più soldi per le spese ordinarie dei comuni? Per lavoro di chilometri ne faccio e non ho preso mai una multa. Per passione corro in moto e niente. Sarò fortunato o la realtà è un po' diversa da come ce la dipingono?
Quello che ci manca è una visione critica della notizia, poiché non c'è stata mai insegnata, perché è preferibile guardare come fossero tutti comparti stagni, perché ci fottono con le luci e le sensazioni, non gli eventi, perché ci dicono quello che vogliamo sentire e quindi comprare.
La stampa non quotidiana.
Non è vero che gli italiani non leggono. Leggono eccome, soprattutto le riviste di gossip dove tra una velina e un calciatore ci sono le storie buoniste, le lettere a Susanna Agnelli e qualche informazione spicciola circa tasse, consumi e compendi di pubblico utilizzo con i consigli per la salute, per i figli e per il risparmio energetico. Ognuno si svaga come meglio preferisce e i gusti non si discutono. Ma non mi azzarderei a definirla informazione.
Di libri, si sa, se ne leggono sempre meno. O meglio ci sono quelli che li mangiano e quelli che non sanno nemmeno come si aprono. A parte il problema deontologico di una massiccia concentrazione di editori nelle mani del gruppo Rizzoli e del gruppo Mondadori possiamo assicurare che l'offerta è più che discreta, ma in questo caso manchiamo all'appello perché non c'è stato donato il gusto del libro. D'altra parte anche gli assidui lettori evitano i saggi a favore del romanzo poiché il libro è visto più come una passione e uno svago che reale informazione tout court. Per me rimane un mistero.
La televisione.
Qui si entra nella città dolente e nell'etterno dolore di dantesca memoria.
Si esaminino i sette telegiornali nazionali, perché ahimé su quelli via cavo sono ignorante in materia. Salviamo il tg della 7, il tg della 3 se la pensiamo in un certo modo, e anche il tg 1. Il tg 5 e il tg 2 sono gli unici telegiornali che nell'edizione dell'una hanno una rubrica fissa all'interno sulla buona cucina. Stiamo scherzando? Prima si parla della fame del mondo, della desertificazione e poi mi si presenta un bel piatto come informazione. Dove vogliono andare a parare? Vogliono tranquillizzarmi il palato e lo spirito o devono riempire lo spazio a disposizione? E i titoli in sovrimpressione nel tg 2 che scorrono mentre il mio occhio filtra le immagini e il mio orecchio fatica a seguire lo speaker? Questa è cacofonia, non sia spacciata come informazione all'americana.
Il tg 4 è una macchietta stile Bagaglino e Studio Aperto non è nemmeno considerabile un telegiornale, ma una rubrica di gossip. Considerando venticinque minuti di quest'ultimo, perché cinque sono di pubblicità, ho cronometrato sette minuti per l'informazione generale, ne abbiamo dieci per informazioni su eventi eccezionali, gossip e cinque per lo sport. Anzi il calcio.
Quali notizie ci vengono proposte da tutti i telegiornali?
Quelle che la redazione ritiene degne di interesse. Ovvio e non è mia prerogativa discutere sul lavoro di esperti del campo.
Ma come ci sono proposte le notizie, in particolar modo quelle economiche o politiche?
In modo confusionario.
La Guzzanti ne ha parlato in modo chiaro circa il tipo di informazione politico-economica televisiva. Il giornalista anticipa la notizia, partono le immagini di Montecitorio, carrellata di spezzoni di frasi dei principali esponenti di tutte le fazioni e tu non capisci un cazzo di quello che dicono perché sono frasi selezionate, vedute preparate e il giornalista chiude il tutto in tre minuti scarsi. Poi è necessario lasciare spazio alla Ferrari, al calcio e a Santa Madre Chiesa.
Poi ci sono le notizie cicliche: l'esodo per le ferie, i soliti consigli contro il caldo, la carrellata dei vari cenoni di Natale, ti avvisano che ci sono i saldi, che comunque i terroristi sono sempre in agguato… ma chissenefrega dei saldi, di cosa ha mangiato Prodi a Natale e del concerto in Vaticano. Questa non è informazione, abbiate la cortesia di fare delle rubriche dopo il telegiornale. Dopo.
Sulle rubriche di informazione culturale e politica?
Tralasciando che alcune delle reti maggiori ne sono completamente avulse, a che ora vengono proiettate? E soprattutto perché gli esperti in materia, soprattutto i politici sembrano divi del cinema considerando che ormai la politica riesce a parlare solo attraverso l'Occhio. Poiché una delle frasi più discusse da Beppe è la politica distante anni luce dalla polis. E tutto il casino che ha montato il comico genovese ha spronato giornalisti come Santoro a ingaggiare dure repliche con l'autorità della Rai per il suo Anno Zero, specialmente dopo la puntata sul V-Day.
Altri strumenti di informazione.
Ci sono i discorsi da bar, quelli da pranzo di famiglia, dove ognuno fa uscire l'uomo qualunque che c'è in lui. Una frase in bocca a un politico alla sera non è uguale a quanto scritto sul quotidiano la mattina che è diversa da quella che mi dice il collega in una pausa dal lavoro. Il tam-tam è soggetto a revisioni e tagli, cambio di registro e altre manipolazioni.
Sono i volti degli sconosciuti sulla metro che parlano. Sono i cartelloni della pubblicità che mostrano quando il mondo dell'informazione possa essere finto. La pubblicità serve per convincere.
Convincerci che la soluzione è sempre nell'evasione. Una teoria che ci hanno persuaso a accettare. Se lo facciamo creiamo meno problemi.
E se non lo facciamo, cosa può succedere?
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Saturday, April 28, 2007
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Attenzione: continuare la lettura solo si è capaci di arrivare al fondo del bicchiere. È giunto di sorseggiare la nostra cicuta.
Risaputo, sia chiaro, che le differenze di classe siano state ridotte al mero denaro. E forse nemmeno più quello, ma solo dal possesso. Passioni politiche, ideali, stili di vita sono stati appiattiti e ridistribuiti dai mass media e da una presa di coscienza del singolo rispetto alla classe sociale di appartenenza. Ecco sfociare classi su gusti imposti: il tamarro, il metallaro, il cabinotto e qualsiasi definizione disponibile sul mercato. Questo per il versante giovanile. Poi l'ecologista, il new-cattolico a cui vanno bene i Pacs, il motociclista, il guidatore della domenica, l'erotomane, lo schifato di tutto e tutti e ancora a seguire…
Cosa fanno queste classi per la società: consumano, alimentando il famoso 666 biblico, dove 666 è il coefficiente ? del guadagno. Sono reparti stagni o qualche volta promiscui con i loro stili di vita, regole, gergo e modo di pensare. Ciò non toglie che un metallaro può essere un motociclista, erotomane e perché no, un cattocomunista. Anche se crede agli elfi perché ama giocare di ruolo non può non sapere quale siano le variazioni in via di approvazione sulla Bossi-Fini, giacché la sua vita reale non è a Mordor, ma su questa Terra. Distaccarsi la piano materiale è un bene, ma non a favore di un isolamento totale dell'individuo.
La lotta di classe per il momento non è fallita: è morta. Le masse non si sono emancipate, hanno acquisito diritti molto importanti (molti ci hanno rimesso la pelle, ma pochi se lo ricordano), ma non hanno sfruttato quello fondamentale: il diritto alla conoscenza e l'usufrutto di questa. Per non parlare di quelle zone del mondo dove i diritti sono calpestati come mozziconi di sigaretta, ma questo è un latro discorso. Per una volta guardiamo dentro l'uscio di casa nostra.
Il problema è, udite udite la classe media non esiste più. Siamo tutti poveri e questo ci preoccupa, mentre chi stava peggio di noi, adesso è in un mare di merda. Ci siamo fottuti con le nostre mani, ma non diamo la colpa solo ai nostri padri per le baby-pensioni, per Osama & Co. quando facevano comodo per fronteggiare l'U.R.S.S in Afghanistan, per non aver provveduto alla manutenzione degli acquedotti, per non aver impedito il liberalismo puro. Ora non avremo una pensione, Osama continua la sua giusta guerra, ma in casa nostra, siamo schiavi del mercato e peggio di tutto siamo senza acqua. Non è allarmismo, è verità.
Discorso qualunquista? Leggete, questo è una di quelle cose che non facciamo mai, perché forse ci è stato insegnato a catechismo: l'esame di coscienza non torna a nostro favore, non scarica la coscienza, ma per una volta può introdurci alla catarsi di questa tragedia. Perché lo stadio successivo a vostra scelta è: una guerra per risorse o l'annichilimento del proprio Io di fronte a uno Stato che non esiste più, una Chiesa sempre più di matrice fondamentalista, una Televisione che ci schifa, per non parlare di una Destra e una Sinistra che servono solo ormai quando sei alla guida del tuo mezzo. E questo forse non è un male.
Siamo così arretrati da infilare la politica in qualsiasi discorso, anche quando si parla di sesso. Ma scopare è scopare, lo fanno quelli di sinistra, quelli di destra, ma ormai ai più non rimane che farsi una bella sega. Perché parliamo per sentito dire, non facciamo politica, prova ne è l'ignoranza su cui verte anche questo bel giro di parole che sto scrivendo.
Non diciamo: la politica una volta si faceva nelle piazze, svegliamoci, siamo nel XXI secolo! Ci è piaciuta la televisione sul modello americano? Eccoci accontentati.
Non diciamo: sono di sinistra e quindi devo essere d'accordo sull'immigrazione selvaggia, contro il nucleare e contro la pena di morte. Nessuno ci obbliga a andare contro anche alle nostre idee. Siamo liberi di indossare la maglietta di Che Guevara anche se abbiamo votato Alleanza Nazionale per quei 4 coglioni in parlamento e Chiampa come sindaco.
Questa non è incoerenza, è libertà di avere idee proprie.
Non diciamo: la politica ci ha stufato perché alla fine sono tutti uguali, rubano tutti. Se è vero che in Italia è congenita la tendenza nella società al rifiuto dell'autorità, al laissez-faire, al nepotismo e alla concussione è pur vero che noi abbiamo dato la possibilità a questi signori di poterlo fare. Perché anche noi la pensiamo in quel modo poiché figli tutti della stessa società. Il problema non è solo nella politica, è in noi stessi. Negli amati/odiati U.S.A uno come Berlusca non avrebbe potuto presentarsi nemmeno alle elezioni perché titolare di troppi strumenti di informazione e perché con troppi processi aperti. Informazione = potere. Informazione = conoscenza. Ma questo è l'esempio minore. Ricordate cosa è successo in Francia quando il governo ha provato a modificare la legge sul lavoro? (Vedi anche blog di Alexandros di qualche tempo fa). Sono scesi in piazza, e quelli le sanno fare le rivoluzioni. Qui nisba. Noi chiniamo la testa e continuiamo a fare il nostro lavoro di merda per 1000 euro, quando tutto con l'Euro è raddoppiato. Le associazioni dei consumatori di oltralpe hanno imposto che il doppio prezzo rimanga per dieci anni dopo l'entrata in vigore della moneta unica. Furbi i francesi vero? Già, ma noi abbiamo vinto la Coppa del Mondo e a quasi un anno da quella bella vittoria siamo ancora qui a fare popopoppoooooo, e di tanto in tanto ancora spezzoni di quella notte magica. Già, Dio salvi la Nazionale. Sia chiaro che il sottoscritto quella sera ha preso la moto per festeggiare a suon di clacson per tutto il centro di Torino, ma finisce lì.
I problemi rimangono. Anche i cugini li hanno, ma forse hanno più presa di coscienza di noi. E sono meno ignoranti. Conoscenza = potere. Avere il potere di scelta. La scelta di disobbedire alla corrente anche con gesti insignificanti, ma significativi, per noi stessi e i pochi che ci circondano. Non è mai detto che per reazione chimica se io iniziassi a rispettare il rosso o fare la raccolta differenziata, magari anche mia madre o il mio amico non seguano lo stesso percorso. Se mi adeguo a quello che fanno tutti, sbaglio per due motivi: non il potere della ragione e non il potere per essere libero.
Togli questi due poteri e tu non sarai mai nessuno. Solo un consumatore fine a se stesso, proprio secondo i dettami di madre economia.
Posso essere il solo che fa la raccolta differenziata; si può dire: la raccolta differenziata non serve a un cazzo, bene, sarò sconfitto con l'onore delle armi. Un po' come Leonida alle Termopoli. E chi non ha tifato per lui in 300, anche se sapevamo come era finita la storia.
Se il sistema è sbagliato vogliamo dimostrare che i singoli anelli della catena di quel sistema sono tutti sbagliati?
Noi abbiamo preferito che qualcun altro decida al posto nostro. Noi tra i 20 e i 30 siamo figli dei decadenti anni 80, dove tutto è scala mobile, dove tutto è sintetico, nessun ideale o forse pochi e tanto yuppismo modello Jerry Calà. Non guardiamo ai muslim che si fanno saltare in Iraq (tanto fin che non sono a casa nostra va sempre tutto bene), guardiamo a 64 anni fa quando i nostri nonni hanno impugnato i fucili per combattere per o contro il fascismo. Non facciamo politica, guardiamo i fatti: 18 anni, lo Stern o il 91 a tracolla, il tascapane con le munizioni e spera di non tornare a casa in un bel cappotto di legno. Eia eia allà con un ciao alla bella tra le labbra.
Qui noi stiamo a discutere se è trendy questo, se quello è un poser o come passare il sabato sera per dimenticare di essere vuoti. Il problema è che beviamo non per dimenticare, ma perché da sobri non sappiamo cosa dire.
E sia lode alla leggerezza, non leggete Tolstoj se non vi piace, andate in disco, guardate il Grande Fratello se volete ridere, ma fatelo sempre con occhio critico. Non seguite trecento telegiornali pieni di bugie, ma una scorsa ai fatti principali sui siti di controinformazione sarebbe cosa buona e giusta. E conoscete i vostri diritti visto che l'educazione civica intesa come materia per educare il cives a inserirsi nella società è così scarsamente insegnata a scuola.
Non so voi, ma se penso a mio nonno in montagna nel vicino 1943, a un mio amico che ha fatto il più vicino 1968 per poi vedere il mio menefreghismo mi accorgo di fare schifo. Da combattere ce ne sarebbe ancora e ancora. Qualcuno lo fa, i più preferiscono nascondere la testa come gli struzzi.
La soluzione? Non esiste soluzione. Non esistono miracoli di qualche deus ex-machina. Inutile chiederlo al Dio in cui non crediamo più. Come sempre si deve partire da particolare per arrivare all'universale.
Non serve firmare per la lega degli animali se poi continuiamo a preferire sempre la macchina per fare cinque chilometri. Il passo può essere anche solo cercare di ridistribuire gli sprechi dell'acqua, gli sprechi del tempo (stiamo dieci minuti in meno su myspace e sprechiamoli a leggere un quotidiano on-line), e investiamo in rapporti diretti (inutile stare fino a notte fonda a chattare di cazzate, quando guardi tua madre e non sai nemmeno chi sia). Quanto vorrei che queste mie parole fossero sbagliate!
Nessuno ci chiede di salvare il mondo, ma potremmo essere chiamati a farlo. Qualcuno osa rifiutarsi?
Non mi si accusi di trolling (questo spazio è mio, quindi entrate a vostro rischio e pericolo), non pretendo che qualcuno risponda a questo, sia bene accetto chi lo fa, chi critica, chi scrive vaffanculo stai sbagliando tutto. Se qualcuno lo legge sarà una dimostrazione circa se su myspace esistono persone che fanno altro oltre a rispondere a test scemi, esaltare il proprio ego e aumentare il rumore bianco che stringe in un angolo e ci inchioda in uno stato di torpore da cui non riusciamo a sollevarci. Chi ha detto che il comune impegnato non debba essere affiancato dal comune frivolo?
www.beppegrillo.it
www.wikipedia.com
www.commercialalert.org
www.skepdic.com
www.projectcensored.org
www.google.com e digita quello che vuoi!
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Monday, November 13, 2006
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Category: Friends
E così siamo partiti, con qualche defezione e con qualche ritardo (vero Ale?) in una fredda, porca domenica di metà novembre, quando l'autunno fa sentire i suoi primi freddi e tutto sembra grigio. Destinazione Murazzano, località delle Langhe famosa per il suo vino e per la toma, in un agriturismo già collaudato più volte dal sottoscritto, per un pranzo luculliano degno dei migliori crapuloni in circolazione. Una domenica all'insegna della follia sfrenata e dell'amicizia con i suoi slanci e le sue ombre. Una domenica con il suo splendido sole e la sua misteriosa nebbia. Ripensandoci mi sono accorto il tempo non sia solo quei numeri che scorrono lungo un display di un orologio, ma qualcosa di più personale. Il tempo si è fermato in quelle ore passate assieme e il sole e la nebbia ci hanno accompagnato nel viaggio così come noi sette siamo abituati nella vita reale. Nebbia sul futuro incerto per qualcuno che non trova lavoro, o per un paio di amori finiti, nebbia per contrasti e Sole, Sole per quella cosa magica chiamata amicizia. Sole splendido perchè andiamo avanti. Sia amicizia anche la cattiveria che abbiamo dentro per cui qualcuno bestemmia Dio e così facendo bestemmia anche sè stesso. Lode alle risate, alle alzate di spalle, alle recensioni del nuovo disco, al fatto che non si trovi la ragazza, alla panza piena, ai soldi che non ci sono e a tutto e per tutto di quello che ho passato con voi. Guardando gli occhi di Marco e Fez, amici ormai da una vita, non cambierei nulla di quello che è stato ed è. Grazie amici miei, la vita sarebbe davvero meno bella senza di voi, e anche molto, molto meno divertente...
... ma ora basta. Chi c'era è libero di continuare e commentare, può essere che diventi una discussione interessante. Per chi non c'era pur essendo invitato (Vic?) può sempre inserirsi molto volentieri.
Un sentito grazie agli altri 6 bastardi, voi sapete chi siete.
So long
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